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Iran - Il tempo delle donne

Iran - Il tempo delle donne

In un pomeriggio di settembre alcuni turisti (tra i quali l’autrice) che passeggiano nel Giardino Eram di Shiraz incontrano delle ragazze con le quali iniziano a familiarizzare. Una di loro ha una chitarra e comincia ad intonare Bella ciao in italiano. Diventa un momento amichevole che coinvolge i tanti passanti che ascoltano e sorridono. Di lì a poco, senza poterlo immaginare, l’uccisione della giovane ragazza curda Jina Masha Amini, arrestata dalla Polizia Morale di Teheran per aver indossato male il velo, avrebbe innescato una serie di proteste in tutto l’Iran. Sempre a Shiraz i turisti incontrano un giovane padre che passeggia con moglie e figlioletto. Dopo i soliti convenevoli l’uomo inizia a criticare il sistema politico che sta imprigionando la sua vita. Lamenta la mancanza di mezzi economici per poter andare all’estero e valuta che secondo il suo parere, l’Iran è troppo vicino alla Russia. In quegli anni l’Iran ha infatti ripreso l’arricchimento dell’uranio a livelli sempre più allarmanti e ha rinsaldato l’alleanza militare con la Russia di Putin al quale ha fornito droni armati impiegati da Mosca contro l’Ucraina. A Kashan incontrano invece un imprenditore quarantenne, aperto al confronto ma un convinto conservatore, in disaccordo con la sua stessa famiglia d’origine. L’uomo, che ha vissuto per un certo periodo negli Usa, ha deciso di tornare temendo di perdere la sua identità, ama il suo Paese e quando vede il ritratto di Qassem Soleimani (un generale iraniano capo della Niru-ye Qods, l’unità delle Guardie della Rivoluzione responsabile per la diffusione dell’ideologia khomeinista fuori della Repubblica Islamica) si commuove...

Sono passati quasi trent’anni da quando in una piazza di Teheran per la prima volta si sentì quel grido «Donna, vita, libertà» che non ha ancora smesso di scuotere l’Iran. A urlare, mentre bruciava tra le fiamme, era stata Homa Darabi, una dottoressa poco più che cinquantenne che il regime voleva punire per aver rifiutato di indossare il velo. Anche Mahsa Amini non voleva indossare il velo, per questo la Polizia Morale, il braccio armato degli ayatollah, l’ha picchiata a morte. Dal quel 16 settembre 2022 l’Iran non è più stato lo stesso. Le proteste, sempre guidate dalle donne, si sono diffuse in tutto il Paese. «Donna, vita, libertà» è lo stesso grido che rimbomba nelle piazze, trent’anni dopo. Chi sono le protagoniste della rivoluzione in corso in Iran ce lo spiega la giornalista Luciana Borsatti in questo reportage. Una testimonianza diretta di come le proteste contro l’autocrazia religiosa di Teheran possano espandersi a tutto il Medio Oriente. In Occidente si sta comprendendo che con queste proteste non si sta rivendicando solo il diritto di non portare il velo ma stanno diventando un modo per sottolineare un sistema di tradizioni, leggi religiose e patriarcato che calpesta un’intera nazione. Quell’hijab insopportabile è divenuto tema di scontro e disobbedienza civile, simbolo di una battaglia molto più trasversale che coinvolge ampi strati di società, non solo donne, ma anche uomini, studenti, anziani, lavoratori. La Borsatti ha lavorato per trent’anni all’Agenzia Ansa, per la quale è stata anche corrispondente da Teheran. Con Castelvecchi ha pubblicato L’Iran al tempo di Trump, L’Iran al tempo di Biden e Le indemoniate. 1879: sfida tra Stato scienza e Chiesa a Verzegnis. Ma se nei suoi precedenti libri l’autrice leggeva le vicende iraniane alla luce delle decennali tensioni tra Teheran e la controparte americana, ora lo sguardo si sposta sul ruolo trainante assunto dalle donne nel porre l’urgenza di un cambiamento condivisa da una vasta parte della popolazione iraniana. Il testo contiene diverse testimonianze di quanto è accaduto durante quella che sui social media è stata definita IranRevolution. L’hijab in fiamme, il taglio dei capelli, gli arresti (20.000 circa in soli 7 mesi), le condanne a morte. Una violenta repressione che, arrivata fin qui, ha indignato l’Occidente, l’Europa e l’Italia dove la comunità iraniana conta almeno diecimila persone. La Prefazione al testo è a cura della giornalista Lucia Goracci, mentre la Postfazione è di Farian Sabahi, giornalista e orientalista italiana.