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Irma Kohn è stata qui

Irma Kohn è stata qui

Due persone corrono ansimando su per le scale, avanzano stanza per stanza imbracciando un fucile. Dalla strada arrivano urla, rumori, grida di donne, porte che sbattono e su tutti stivali militari che corrono sui ciottoli. Lì invece, nella cameretta devastata, il silenzio sembra abbia preso il sopravvento. La donna con la sciarpa rossa e l’uomo col cappotto al contrario capiscono che la ragazza che solo qualche istante prima era in quella stanza è stata portata via. Nell’appartamento che ospitava la famiglia Kohn la polvere non ha ancora smesso di posarsi, la donna passa dietro le spalle il fucile carezzando lievemente la cinghia. L’uomo la raggiunge e restano in silenzio ad osservare la camera e a pensare a ciò che conteneva. Sulla parete - ricoperta da una carta da parati con le peonie - è appesa una fotografia nella quale è mostrata una città con il fiume che la taglia a metà. Il nome della città è stato strappato ma si riconosce, quello è il quartiere degli ebrei con i suoi palazzi belli. I due devono lasciare la casa, si abbassano davanti alle finestre per non farsi vedere in quanto ci sono soldati ovunque. Sparano nel palazzo vicino e buttano giù sedie, piatti, lettere che finiscono in strada. La donna si inginocchia e scorge una lettera. La legge a denti stretti, poi la mette in una tasca e sussurra all’uomo un nome: Irma. Prima di andare la cercano dappertutto, in ogni anfratto che sperano non sia stato ispezionato dai soldati. Dall’altra parte della città Katchinski, che ha appena attraversato tre ponti per arrivare fin lì, si siede su un muretto, si stringe la giacca e pensa. Ha ventisette anni e si sente vecchio. Gli altri sono dentro, tira un po’ di tabacco e poi sente qualcuno chiamarlo a gran voce. Finge di non sentire ma la voce arriva dietro le sue spalle. Al piano terra ci sono i ventiquattro membri della Judenrat. Lui ha una borsa di cuoio che non perde mai di vista, ne estrae un foglio sul quale c’è un elenco battuto a macchina con nomi, cognomi, date di nascita, provenienze e indirizzi precisi di ebrei. Deve consegnare quelle liste. È il suo compito. Lui è un musicista e siede tra i consiglieri della città non certo perché è un membro dell’orchestra messa in piedi dai nazisti, ma perché ha quelle liste. E questo gli consente di rimanere vivo. Un uomo giovane ma grigio esce all’aperto nel bosco, indossa una divisa da capitano. I soldati scattano sull’attenti quando si avvicina. È il capitano Wolf. Controlla che il lavoro sia fatto bene. Ogni ebreo catturato deve essere ucciso e gettato in grandi fosse. Nessuno deve sapere...

Matteo Corradini ci propone una storia ambientata a Praga dal 21 marzo 1945 al 10 aprile 1945, ovvero nelle settimane immediatamente precedenti la disfatta nazista e l’entrata dei Russi in città. Siamo all’ultimo atto, la Soluzione finale cerca di accelerare il più possibile e al centro del complesso intreccio narrativo c’è un personaggio dello Judenrat, l’organo ebraico che collaborava con i nazisti per stilare le liste di nomi delle persone che ogni giorno dovevano essere prese da casa e “fatte sparire”. Il romanzo è scritto in terza persona e i tanti dialoghi lo rendono davvero interessante. Irma Kohn è stata qui è una storia scomoda, una narrazione basata su salde basi storiche, che si muove in equilibrio per portare luce nei luoghi dove meno ce la saremmo aspettati. Il tutto è accompagnato dall’ironia sottile di Imma, che si impone con la sua freschezza.