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Isole nella corrente

Isole nella corrente

Isola di Bimini, Bahamas, anni Trenta. In una casa di legno “solida come una nave” che ha resistito a tre uragani, situata su una stretta lingua di terra che punta verso il mare aperto, abita Thomas Hudson. Sta a Bimini quasi tutto l’anno: innamorato dell’isola, vi si è trasferito da Parigi. Fino a qualche anno fa d’autunno andava in vacanza nel suo ranch in Montana, ma ormai lo ha affittato e non ci va più. Ogni tanto è costretto a recarsi a New York per incontrare il mercante d’arte che si occupa di piazzare i suoi dipinti, ma sempre più spesso è invece quest’ultimo a raggiungere Thomas alle Bahamas e a ripartire poi con le nuove tele realizzate. Hudson infatti è un pittore di discreta fama e discreto mercato, in più ha certe rendite annue provenienti da alcune concessioni petrolifere sulla terra che è stata di suo nonno. Un uomo benestante, quindi, ma la metà del suo reddito se ne va in alimenti. Già, perché l’unico campo in cui la sua vita è stata un disastro è il rapporto con le donne. La sua vita coniugale è stata un fallimento: è divorziato da anni ma è ancora innamorato di sua moglie. Dopo di lei ha amato alter donne, e ogni tanto una di loro viene a stare con lui a Bimini. Gli piace avere una donna lì con lui, sì, ma quando ripartono è sempre contento. La vita gli ha insegnato due cose: a non discutere con le donne e che non deve sposarsi di nuovo. Ha tre figli: Tom, David e Andrew ed è molto felice che il giorno successivo arriveranno sull’isola per passare le vacanze con lui. Pregusta già il tempo che passerà con i suoi ragazzi a pesca in barca e a fare il bagno…

È il primo dei romanzi postumi di Ernest Hemingway, che ci lavorò a quanto risulta tra 1950 e 1951 arrivando a un manoscritto non definitivo ma completo, tanto che Mary Hemingway e Charles Scribner jr., quando lo hanno “tirato fuori dal cassetto” nel 1970, hanno dovuto a loro dire sfoltirlo (eliminando “cose che Ernest avrebbe senz’altro eliminato egli stesso” [!!!]), senza aggiungere altro. Le tre diverse parti in cui è suddiviso Isole nella corrente (che in origine addirittura Hemingway immaginava non come un unico romanzo, ma come una trilogia) dovevano essere secondo l’autore intitolate The Sea When Young, The Sea When Absent e The Sea in Being, ma i titoli sono stati successivamente cambiati nei più didascalici Bimini, Cuba e At Sea. La prima e la seconda parte - ambientate rispettivamente prima e durante la Seconda Guerra Mondiale, mentre la terza subito dopo - si chiudono con un terribile lutto. Dolori profondissimi e laceranti che, senza spoilerare, da una parte spingono Thomas Hudson a una comprensibilissima autodistruzione, dall’altra accendono in lui la fiamma della vendetta. Ed è proprio la luce violenta di questa fiamma che ad un certo punto illumina – del tutto inaspettatamente – le pagine di Isole nella corrente, che diventa un romanzo di guerra, non privo di scene d’azione adrenaliniche e drammatiche. Un cambio di passo brusco che accentua la sensazione di squilibrio data da una storia che probabilmente si sarebeb giovata ancora dell’opera sapiente di Hemingway prima di venire alla luce. Il libro ha avuto nel 1977 un adattamento cinematografico per la regia di Franklin Schaffner e l’interpretazione di George C. Scott e Claire Bloom.