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Isotta

Isotta

Nei pressi di Bragalonga, alla fine di una stradina nel bel mezzo del bosco, c’è un piccolo albergo - l’hotel Tordo d’oro - circondato da alti castagni e faggi pieni di tordi e merli cinguettanti. Dentro i signori Repentin, proprietari dell’hotel, sono preoccupati: l’hotel non ha ospiti da mesi e se non fosse per la primavera appena arrivata e con lei la speranza di ospiti imminenti, si vedrebbero costretti a chiuderlo. L’unica soluzione che vedono è fare ulteriore economia abbassando lo stipendio all’ultimo dipendente rimasto: il cuoco Toni, che vive all’hotel con la figlia Isotta ed oltre alla cucina si occupa anche del giardino. Quando il padrone gli comunica le sue intenzioni Toni ha uno dei suoi soliti attacchi d’ira: scaglia a terra piatti e terrine, gli lancia un pollo disossato in testa e lo insulta finendo così licenziato in tronco. «Ma non può mica farlo, vero papà?» chiede Isotta accorsa per il trambusto. «Ah, bambina mia. Lo sai che non ho le carte in regola. E se uno non ha le carte in regola, puoi fare di lui quello che ti pare. Possono farmi lavorare per una miseria e possono licenziarmi quando gli fa più comodo». «Vieni, prendiamo le nostre cose e andiamo». «Ma dove andiamo, papà? Dici sempre che non puoi trovare un altro lavoro senza...le carte». L’intenzione è prendere il furgone e viaggiare per il paese accampandosi dove capiterà. A rimandare l’inizio della loro vita vagabonda è però l’arrivo di due coppie di turisti francesi desiderosi di tartines de grives (tartine con pâté di tordo). Ma la permanenza di Toni ed Isotta all’hotel Tordo d’oro non è comunque destinata a durare per sempre...

Dietro Isotta c’è la coppia autoriale olandese Annie Schmidt e Fiep Westendorp, che ha già dato vita a personaggi molto amati dai giovani lettori: Jip e Janneke (protagonisti di una serie che nel 1988 ha vinto il Premio Hans Christian Andersen), Pastrocchia e Pluk. Alla casa editrice Lupoguido il merito di aver reso possibile la lettura di buona parte delle loro opere anche in italiano. Questo è il racconto delle avventure della bambina e di suo padre, dopo il suo licenziamento dall’Hotel Tordo d’oro. L’adorabile duo vagabondo padre-figlia, braccato dalla polizia e in compagnia di improbabili gruppi di animali (una famiglia di topolini, stormi di uccelli...), vive una serie di buffe avventure/disavventure alla ricerca di un’altra vita, di un luogo dove abitare e di un nuovo lavoro per Toni...fino alla rasserenante conclusione finale. A fare da sottofondo al racconto un clima di precarietà che, seppur trattato con delicatezza ed ironia, lascia un gusto un po’ amaro: il papà di Isotta non ha tutte le “carte in regola” e ciò non solo gli impedisce di avere una casa e lavorare stabilmente ma gli causa anche irrefrenabili eccessi d’ira, che a loro volta contribuiscono al suo perdere un lavoro dopo l’altro. A stemperare questa amarezza un altro aspetto trasversale al racconto, che ha invece del magico ovvero la relazione paritaria e armonica tra protagonisti umani ed animali: gatti, cani e topi ma in particolare modo uccelli (tordi, passeri, rondini) sono sia co-protagonisti del filo narrativo principale che protagonisti di simpatici fili narrativi secondari. Anche le illustrazioni scapigliate, irriverenti e coloratissime che accompagnano il testo aggiungono una copiosa dose di divertimento. Siamo quindi di fronte ad un romanzo illustrato che, nonostante le tante pagine di testo che lo compongono, scorre fluidamente anche grazie alla strategica suddivisione in capitoli che permette di gustarlo giorno dopo giorno, un capitolo o pochi capitoli alla volta. Perfetto sia per la lettura ad alta voce da parte dell’adulto che per la lettura autonoma, a seconda dell’età a cui lo si propone.