Salta al contenuto principale

Istria - Storie oltre i confini

istriaoltreiconfini

Il percorso della ciclabile Parenzana parte da Muggia, attraversa il breve tratto di Slovenia, accompagna la costa, poi entra infine in Croazia e salendo sui rilievi taglia la parte nord occidentale dell’Istria, ritrovando il blu dell’Adriatico a Parenzo, avendo seguito il tracciato del vecchio trenino a scartamento ridotto Trieste-Parenzo. Non sono poi tantissimi chilometri, ma quanti intrecci di destini, quanti percorsi umani diversi, quante vite segnate dal continuo scarabocchio di confini, di linee, di steccati. Fabrizio Masi, istriano “del nord”, ha percorso pedalando l’intera ciclabile, e nelle soste ha raccolto undici storie, undici diversi percorsi di vita indissolubilmente legati all’Istria, ai suoi paesaggi e alla sua storia complessa. Si passa per Isola, Buie, Grisignana, Montona, Visinada, Visignano, che poi sarebbero allo stesso tempo Izola, Buje, Grožnjan, Motovun, Vižinada, Višinjan. Si sale sulle colline, si assaggia l’olio, il vino, si sente il richiamo del mare che da Parenzo annuncia lo squadernarsi dell’orizzonte…

Lungo il cammino Masi incontra conoscenti e vecchi amici e attraverso le loro memorie compie un viaggio nel tempo, oltre che nello spazio. Un viaggio costellato di stragi ed eccidi fascisti, della grande ferita dell’esodo, degli ideali infranti, delle violenze dei titini, esacerbati dai lunghi anni d’occupazione nazifascista. Si racconta la storia dei “rimasti”, coloro che per convinzione politica o per libera scelta decisero di non seguire il flusso dell’esodo, o addirittura di quel marginale ma significativo fenomeno del “controesodo”, ovvero di coloro che, come Pino, decisero di lasciare l’Italia per trovare casa nell’Istria socialista. Si parla delle rinnovate ferite inferte dai nuovi confini del 1991, quando i demoni del nazionalismo divorarono dall’interno il sogno jugoslavo, di cui vagamente, sommessamente, in qualche luogo si sente la nostalgia. Si racconta di chi fra le varie tempeste storico-politiche, ha deciso di legare il proprio destino a quello di questa terra e dei suoi prodotti, dei suoi armenti autoctoni, dei vitigni, di quei frutti enogastronomici che consentono di tenere su l’economia dell’industria turistica. Storie d’uomini e di donne comuni, ma speciali. Segnati dal marchio dell’Istria, una terra che forse, nel nuovo contesto europeo, potrà ritrovare quell’unità e quella sua specificità verso cui il Novecento è stato troppo spesso poco clemente.