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Italia: ultimo atto – L’altro cinema italiano

Il boom economico tra il 1957 e il 1963 segna il progresso dell’Italia da ogni punto di vista, e quindi anche il cinema, che racconta la vita, la storia e i tempi ne beneficia. Le produzioni italiane aumentano per numero, qualità e quantità, e hanno successo anche film non proprio di cassetta, non soltanto il cinema popolare o la commedia all’italiana: anche Rocco e i suoi fratelli di Visconti infatti incassa moltissimo, singolarmente persino più nei cinema di seconda e terza visione di periferia che nelle sale più belle del centro delle metropoli. Il cinema ha successo perché il pubblico ci si rispecchia, vede rappresentata la sua nuova, mutata, migliorata condizione sociale. Ma la storia del cinema italiano non può certamente essere analizzata senza fare un passo indietro, senza ripartire dagli inizi, senza vedere attraverso quale percorso si è giunti a quella condizione particolarmente felice. La rinascita del cinema italiano alla fine degli anni Venti del Novecento con Sole di Blasetti e Rotaie di Camerini, dopo un decennio di mancanza di idee, sterilità narrativa, distribuzione regionale frammentaria e varie altre cause, per dire, dal punto di vista sociale costituisce difatti il preambolo al momento di distruzione del pre-esistente rappresentato dall’adesione italiana nel 1940 alla seconda guerra mondiale. Il “nuovo” cinema italiano pertanto sembra celebrare a tutti gli effetti, persino nei titoli, l’alba di un nuovo giorno, il sorgere di una nuova era, intesa evidentemente come quella fascista: ma è altrettanto vero che proprio in queste pellicole che sin da subito appaiono espressione di vibrante e muscolare trionfalismo in realtà si possono scorgere alcuni lati oscuri, sensazioni di minaccia incombente, sorprendenti e improvvisi cambi di registro, crepe, incrinature, squarci nelle granitiche certezze dell’epoca…

Fabrizio Fogliato, classe 1974, dottore in Lettere moderne, docente e coordinatore didattico, critico, insegnante di storia del cinema e linguaggio audiovisivo, redattore di varie testate e curatore di diverse rassegne, ha scritto numerosi libri di argomento cinematografico, su Abel Ferrara, Saw, Haneke, Paolo Cavara. Qui focalizza la sua attenzione sulla produzione italiana. Il sottotitolo parla chiaro: da Alessandro Blasetti a Massimo Pirri. In particolare a quest’ultimo, regista decisamente poco considerato, Fogliato dedica molto spazio, più o meno le ultime ottanta pagine sulle quasi cinquecento che compongono il libro: analizza i suoi film, riporta nel testo una lunga intervista a cura di Davide Pulici - che scrive anche la prefazione al testo di Fogliato -, già pubblicata su Nocturno cinema (nuova serie) - numero 7, giugno 1998 -, e soprattutto gli è debitore del titolo e della copertina, che riproduce in parte una sua locandina. Massimo Pirri infatti nel 1977, dopo aver interpretato il ruolo di Dante Alighieri in ben due film, diretti anche da Joe D’Amato, gira Italia: ultimo atto?, una pellicola di fantapolitica con Luc Merenda scritta pure da Morando Morandini jr. in cui si narra di un gruppo di terroristi che vuole eliminare il ministro dell’interno. Fogliato, con linguaggio molto semplice, fa una cronistoria, un lungo elenco, raccogliendoli anche per temi, come la politica e il sesso, di film più o meno dimenticabili di registi come Blasetti, Camerini, Ferroni, Bergonzelli, Rossetti, Vernuccio, Alessi, Cavallone, Andreassi, amati dal pubblico medio, specchio dei gusti del cosiddetto “paese reale”, non molto benvoluti dalla censura, ignorati dalla critica. Non particolarmente curato – peccato! – l’editing: solo per fare qualche esempio, a pagina 412 si legge “XX° secolo” anziché “XX”, nella nota 110 di pagina 422 ci sono degli spazi nella parentesi che non dovrebbero esserci, ma soprattutto a pagina 17 si annuncia la distruzione del “pre-esistene” e l’imminenza della guerra, una vera “tagedia”.