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Italia underground

Italia underground

Salvatore si sveglia in piena notte, la sua famiglia (e tutta Napoli) ancora dorme. Mentre si muove in cucina cerca di non far rumore ma Annamaria si sveglia lo stesso. Sua moglie ha capito che Salvatore sta per fare qualcosa che non andrebbe fatto e cerca di convincerlo a non uscire. Ma Salvatore è ostinato, tutto quello che farà sarà per far star meglio la sua famiglia. Va in bagno e si fa una striscia di coca, quando rientra in cucina si accorge che sua figlia si è svegliata... Dopo che la fabbrica ha chiuso lui ha iniziato a non dormire, il giorno continuava a cercare un lavoro senza trovarlo, finché è tornato Radu dall’Italia e non ha raccontato a tutti che lì c’era lavoro e si viveva bene. Allora lui ha deciso di partire e dopo due anni sua moglie riceve finalmente una sua lettera... È la Festa del Non Lavoro al Forte Prenestino, un centro sociale di Roma: Swan sta sparando la sua musica in cassa quando vede la ragazza più bella che abbia mai visto. Poi la vede avvicinarsi alla sua amica Mary, è l’occasione giusta per presentarsi tra un tiro d’erba e l’altro. Da vicino è ancora più bella, forse è arrivato il momento di ricorrere alla bambola Dagida dai magici poteri...

Una raccolta di ben 26 racconti (brevissimi, e già apparsi quasi tutti sul quotidiano “Il Manifesto”) di 26 autori diversi, tutti già affermati nel panorama giornalistico ed editoriale italiano. Il filo conduttore che dovrebbe unirli è il racconto di quell’Italia nascosta, periferica, fatta di quartieri degradati e persone ai margini della società. Ma l’argomento è talmente vasto e include così tante realtà e così tante storie diverse, che il collante che doveva fare dell’antologia qualcosa di unitario e compatto non tiene: il risultato è una sensazione di disomogeneità e confusione. In Italia underground si succedono storie che hanno come protagonisti luoghi e personaggi che appartengono a diverse realtà: migranti, carcerati, centri urbani cementificati, ragazzi dei centri sociali, donne, periferie abbandonate, boschi. Un melting pot la cui qualità primaria potrebbe essere, per sua natura, proprio questa disomogeneità che brulica sotto l’Italia lucida dei vari Tg1 o Tg4. Resta però il disorientamento del lettore che non trova un sostegno sicuro nemmeno nella qualità dei testi che, il più delle volte, girano intorno a un nucleo narrativo che in realtà non racchiude niente, quasi che la brevità dei racconti non abbia permesso agli autori di sviluppare tutte le potenzialità delle loro storie, facendoli arrancare alla ricerca della parola ricercata o dell’effetto patetico. Fanno eccezione due testi che non sono dei racconti ma degli articoli narrativi, quello di Valerio Evangelisti – che racconta la storia di una celebre via di Bologna dove la sinistra alternativa ha trovato rifugio per anni – e quello di Marco Philopat, che racconta la storia della Darsena milanese. Molto divertenti e riusciti sono anche i brevi racconti di Ascanio Celestini (la trascrizione di due monologhi andati in scena nella trasmissione della Dandini “Parla con me”) e del Duka, che riprende il gergo dei giovani alternativi romani per raccontare una bizzarra storia d’amore dentro un centro sociale. Anche i testi di Riccardo Brun, Mihai Mircea Butcovan, Stefano Liberti, Manolo Morlacchi, Daniele Scaglione, Andrea Scarabelli e Igiaba Scego hanno il pregio di riuscire a catturare il lettore facendolo arrivare fino alla fine del racconto grazie a uno stile meno ricercato ma, soprattutto, grazie a storie avvincenti che, il più delle volte, nascondono risvolti tragicamente assurdi e paradossali. I racconti sono antologizzati seguendo l’ordine alfabetico dei cognomi degli autori.