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Ivy

ivy

Nan e Shen Lin decidono di emigrare in Massachusetts dalla Cina per costruire una vita migliore. Lasciano in patria la loro figlioletta di due anni, Ivy, alle cure della nonna Meifei. Dopo qualche anno, quando hanno ormai raggiunto una certa stabilità economica, la bambina li raggiunge in America. Ha cinque anni e poco ricorda della sua vita in Cina. Si sente diversa e lo è. Studia l’inglese si impegna a scuola, cresce. Ora è un’adolescente esile, con occhi scuri bellissimi dalle ciglia allungate. Ma lei li vorrebbe azzurri e magari essere bionda, per somigliare alle sue compagne di scuola che tanto ammira. La sua educazione è rigida, tipicamente cinese: la nonna, ora in America, la guida e la sgrida. Le punizioni corporali non mancano per lei, ma non per suo fratello Austin, che cresce come un principe disadattato. Dalla nonna, che tiene i cordoni della borsa, impara la truffa: scambiare i cartellini dei prezzi nei negozi di abbigliamento, rubacchiare qua e là, sempre e solo per la famiglia, per la casa. Anche se il buon lavoro dei genitori e la situazione economica che via via migliora non lo renderebbero necessario. Poi Ivy inizia a rubare per sé stessa: cosmetici, vestiti, tamponi, occhiali, tutto con lo scopo di essere come le altre. L’amore per Ivy è un mondo a parte, nella sua fantasia dovrebbe essere fonte di avventure eccitanti e di desiderio e non un monotono vivere. Questi sogni giovanili sono accesi da Roux Roman, un ragazzo rumeno che bazzica nel suo quartiere. Si incontrano, si piacciono, si fiutano e si scoprono simili. Lui con il desiderio di fare soldi, che danno potere, lei con la smania di arrivare ad uno status sociale elevato con qualunque mezzo, lecito e illecito…

Ivy è il romanzo d’esordio di Susie Yang. Per la grande risonanza che ha avuto negli USA, diventerà presto una serie televisiva prodotta da Shonda Rhimes. È un libro che si legge facilmente, seguendo le metamorfosi di Ivy, per arrivare ad un imprevedibile e scioccante finale. In certi momenti può sembrare che la narrazione rallenti e che si avviti sui pensieri della protagonista. Questo, però, non sminuisce la potenza del messaggio che il romanzo dà, l’ossessione di Ivy per gli aspetti superficiali del successo e dei riti dell’alta società, che tenacemente desidera e di cui vuole assolutamente far parte. Quando conosce il biondo e affascinante Gideon Speyer, upper class del New England, i sogni di Ivy si materializzano. È qui che ricorda gli insegnamenti della nonna Meifei, mimetizzarsi per imparare e poi fingere. Nessun errore è consentito, nessuna sbavatura, tenace e impeccabile per farsi accogliere nella famiglia Speyer, che per Ivy ha tutto, mentre lei non ha niente. La famiglia di Ivy è ben caratterizzata e seppure lei li consideri poco e sempre da meno dei ricchi americani, saranno proprio loro a darle una mano per realizzare i suoi sogni matrimoniali. La trama si infittisce quando si iniziano a percepire crepe nella bella facciata della famiglia Speyer. Sono ancora ricchi? Che rapporto c’è tra Gideon e sua sorella Sylvia? E con Tom, il suo amico più caro? E Roux, ormai ricco e potente, come conosce Sylvia? Il finale vira al noir, ma si sa che il delitto perfetto non esiste. Nel gorgo tra passioni e menzogne Ivy scivola velocemente, agisce anche in modo brutale per conservare il suo sogno. Ivy è un personaggio pieno di contraddizioni, troppo poco cinese per la famiglia, troppo poco americana per i suoceri. È una donna ferma al bivio tra bene e male, che non esita a percorrere entrambe le strade.