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Joe Country

Joe Country

Il Vecchio Bastardo alla fine ha tirato le cuoia. Era questione di tempo ormai. Era malato, era avvizzito, sembrava persino stanco di vivere. Per River è un brutto colpo, visto che si trattava pur sempre di suo nonno e - cosa non secondaria - della cosa più vicina a un padre che ha mai avuto. Durante il funerale c’è nell’aria una paranoia che si può quasi tastare, tanto è concreta. Tutti in quel mondo hanno qualcosa da nascondere, e tra sorrisi e cordiali strette di mano ognuno guarda l’altro con sospetto. Succede sempre così quando chi va all’altro mondo è stato una spia. Se poi era quello che si definisce una leggenda, non sorprende di veder accorrere al suo capezzale i più alti papaveri del MI5, non ultima addirittura la neo Prima Scrivania, Diana Taverner, soprannominata – con quello humour così tanto british – Lady D. Quello che River proprio non si sarebbe mai aspettato di vedere è invece Frank Harkness, e per diversi motivi. Primo: era un doppiogiochista in forza alla Cia. Secondo: è responsabile di almeno un paio di morti di alcuni agenti inglesi. Terzo: è suo padre, e si odiano da anni. Harkness compare in lontananza, defilato, ma è impossibile non notarlo. River non ci pensa due volte e si getta in un rocambolesco inseguimento dal finale purtroppo scontato. Harkness scomparso, River tutto lividi e contusioni. Ennesima figuraccia per i Brocchi, tra l’altro proprio davanti al capo di tutti loro, il viscido Jackson Lamb. Eppure, la presenza di Harkness al funerale non poteva certo essere casuale. E Lamb, che ancora è a debito di un morto tra i suoi uomini ed è deciso a pareggiare i conti, decide che il momento è arrivato.

Joe Country è il sesto capitolo della saga dedicata alla Casa del Pantano, il limbo in cui vengono rinchiusi gli agenti inglesi caduti per qualche motivo in disgrazia e impegnati per l’eternità in inutili incombenze. Questa volta Mick Herron sembra aver superato sé stesso, impresa di sicuro non facile, sfornando una spy story avvincente dalla prima all’ultima pagina, con un ritmo mai stanco e uno stile come al solito ricco di ironia. L’impresentabile, sciatto, puzzolente e volgare Jackson Lamb stavolta è lasciato un po’ nelle retrovie, ma la storia funziona benissimo anche senza il suo personaggio di punta. Sul campo di battaglia (Joe Country appunto, nel gergo delle spie) è stavolta la squadra dei Brocchi quasi al completo: River, Catherine, Louisa e l’immarcescibile Roderick Ho. Herron mette in scena due trame in apparenza slegate che ben presto convergono su un terreno comune. Da un lato c’è la misteriosa ricomparsa del fumoso Harkness, dall’altra troviamo Louisa Guy, ex amante dell’agente Min Harper - deceduto in servizio - che viene contattata dalla moglie di Min per trovare il figlio adolescente misteriosamente scomparso. Il romanzo è come al solito un fiume in piena, pieno di trovate e di battute fulminanti, con una trama complessa ma allo stesso tempo semplice da seguire sino alla fine. Come gli altri della serie, anche questo libro sarà materiale per la bellissima serie tv Slow Horses, capitanata da un Gary Oldman in stato di grazia.