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Johan Padan a la descoverta de le Americhe

Johan Padan a la descoverta de le Americhe

Johan Padan è un povero diavolo che per sottrarsi al Tribunale dell’Inquisizione scappa in fretta e furia da Venezia. Salito a bordo della prima imbarcazione disponibile, si ritrova a Siviglia. Qui trova lavoro come scrivano presso un banchiere ma presto è costretto a scappare nuovamente e trova rifugio su una delle navi della flotta di Colombo. Alla fine di una traversata alquanto travagliata, nella quale è costretto a fare tutto il viaggio in fondo alla stiva in qualità di guardiano degli animali, sbarca sull’isola di Santo Domingo. Qui entra in contatto con gli indios del luogo e comincia anche ad apprezzarne il modo di vivere, imparandone la lingua e assistendo con orrore ai massacri perpetrati dai conquistatori. Quando giunge il momento di tornare a casa, Johan Padan si imbarca in compagnia di altri quattro guardiani di animali: il catalano, detto anche Trentatrippe, il Rosso, un musulmano di Tripoli e il Magro. Quando la nave verrà sorpresa da una tremenda burrasca loro cinque saranno i soli a salvarsi, riuscendo a riguadagnare la terra mettendosi a cavalcioni proprio di quei maiali che avrebbero dovuto curare lungo il viaggio. Sulla terraferma troveranno però ad accogliergli gli indios, che minacciano di mangiarseli. Ma Johan Padan non è disposto ad arrendersi e sfruttando la sua astuzia riuscirà a far volgere la situazione a favore suo e dei suoi compagni di avventura...

Dario Fo è stato uno dei più famosi uomini di teatro italiani, insignito nel 1997 del Premio Nobel per la letteratura. Questo Johan Padan a la discoverta delle Americhe riporta il testo dell’omonimo spettacolo, un monologo teatrale in due atti composto per l’occasione del cinquecentenario della scoperta delle Americhe e messo in scena per la prima volta il 5 dicembre 1991 al Teatro Roma di Trento. Con il consueto spirito dissacrante, Fo racconta una sua particolare versione di questo evento storico, mettendosi come sempre dalla parte dei vinti, degli umili, di tutti coloro di cui la Storia non serba ricordo. Per costruire il personaggio di Johan Padan Fo trasse ispirazione dai racconti di Michele da Cuneo, un marinaio che fu braccio destro di Colombo e a cui si deve un racconto molto vivido dei viaggi di esplorazione del Nuovo Mondo. A colpire in particolare Fo fu proprio il linguaggio utilizzato da Michele da Cuneo, “quella specie di papocchio lessicale usato allora da tutti i navigatori del Mediterraneo, l’insieme di tante lingue e dialetti: lombardo, veneto, catalano, castigliano, provenzale, portoghese... e anche un po’ di arabo, tanto per gradire”, una sorta di “grammelot da cambusa”. Nella doppia versione in grammelot e italiano, questo testo è una testimonianza di una pagina importante nella storia del teatro del Novecento e un ricordo dell’opera di un grande artista.