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John Silence - Detective dell’occulto

John Silence. Detective dell'occulto

Inghilterra, primi del Novecento. John Silence è ricco di famiglia, ma si ostina a voler praticare la professione medica, per giunta curando soprattutto persone che non sono in grado di pagarlo. È tuttavia un medico molto sui generis, perché non ha “né un ambulatorio, né una contabilità, e neppure il tipico modo di fare della sua professione”. Inoltre predilige casi che non sono affatto di tipo comune, che hanno “quel carattere intangibile, difficile e sfuggente che induce a chiamarli più esattamente disturbi psichici”. Per addestrarsi a trattare casi così complessi Silence ha dedicato cinque anni della sua vita, anni che nessuno sa dove egli ha passato e con chi: ma fatto sta che dopo esser tornato a Londra ha iniziato la sua attività. Una signora gli segnala la triste situazione di un giovane scrittore che vive in una piccola casa fuori Putney Heath, Felix Pender, della cui moglie lei è molto amica. Ha scritto molti racconti umoristici che hanno avuto un grande successo e con i guadagni si è comprato casa e si è sposato: improvvisamente però il talento lo ha abbandonato. Apparentemente non c’è nessun interesse in questa storia per un medico come John Silence, eppure – gli spiega la signora – un qualche misterioso fenomeno è all’opera: da quando Pender abita nella nuova casa scrive tantissimo, ma cose di genere del tutto diverso da prima. È come se il suo humor fosse sparito e fosse stato sostituito da ossessivi pensieri sinistri che si impossessano della sua penna e lo costringono a scrivere cose bizzarre e invendibili. L’uomo è disperato e non sa a chi rivolgersi: e del resto non avrebbe di che pagarlo, una volta individuato il giusto interlocutore. Silence, incuriosito, si reca nella casa su Putney Hill, parla con la moglie di Pender e poi con lui stesso. Lo scrittore gli racconta una storia davvero strana: una notte, dopo aver assunto una robusta dose di cannabis fluida, sperando di provare la torrenziale ilarità che spesso questa droga suscita in chi la prova, ha vissuto una esperienza angosciante e spaventosa. Addormentatosi, è stato svegliato da una presenza. Pender non sa dire perché, ma era sicuro che fosse una donna, una donna malvagia e perversa. Ridendo come un idiota per l’effetto della droga, si è alzato e si è aggirato per la casa buia fino a raggiungere il suo studio, dove ha provato improvvisamente un gelido terrore, malgrado niente fosse fuori posto e non stesse succedendo nulla. Da quel giorno ha l’impressione costante che quella donna misteriosa gli “metta nella testa” pensieri orrendi e malvagi: “Sta impadronendosi del flusso dei miei pensieri, in modo da interromperne la corrente usuale e da inserirvi i suoi”. Nella sua mente ha ben chiara anche l’immagine di questa sinistra presenza femminile: una donna grossa, dalla pelle scura, con i denti candidi e lineamenti mascolini e un occhio, quello sinistro ha la palpebra cadente, così che sembra quasi chiuso”…

Il volume raccoglie tutti i racconti scritti da Algernon Blackwood con protagonista questo affascinante personaggio. I primi cinque sono presenti sin dalla prima edizione del 1908 mentre il sesto racconto è stato aggiunto dall’autore dalla ristampa del 1914 in poi. Del 1977 è la prima edizione italiana, sempre Fanucci, sempre intitolata John Silence, investigatore dell’occulto. Questo titolo suona oggettivamente affascinante e misterioso, invogliando senza dubbio ad acquistare il libro (complice in questo caso anche una suggestiva, inquietante copertina firmata da Antonello Silverini e Franca Vitali): il problema è che Blackwood nel 1908 lo aveva intitolato John Silence, Physician Extraordinary, che in italiano sarebbe John Silence, medico straordinario. Certo, suona poco fascinoso, poco weird. Ma John Silence quello è. Un detective è qualcuno che mette insieme i pezzi per risolvere un mistero, ma questo non è quello che accade in queste storie: Silence si comporta più (appunto) come un medico un po’ pedante e saccente che fa l’anamnesi dei suoi pazienti e fornisce una diagnosi grazie alla sua vasta conoscenza dello straordinario. Rappresenta l’archetipo del sapiente, una figura che trascende il dualismo tra scienza e misticismo. Attraverso questo personaggio, Blackwood indaga le profondità dell’animo umano e la possibilità di un’esistenza che si estende oltre il visibile. John Silence incarna se vogliamo l’idealizzazione dell’indagine metafisica, offrendo una lente attraverso cui esaminare il tessuto stesso del naturale e del soprannaturale. Non a caso il personaggio nasce nel periodo della scoperta da parte dell’intellighenzia occidentale delle filosofie orientali: lo stesso Blackwood si professava buddista. Come spiega Carlo Pagetti nella sua introduzione al volume, “Nella pacatezza del suo dottore psichico John Silence, schivo da esibizionismi personali e poco incline a soluzioni violente, pronto ad ascoltare senza fastidiose interruzioni ciò che gli viene raccontato, è possibile riconoscere un tratto orientaleggiante, ribadito proprio dal cognome Silenzio”. John Silence, investigatore dell’occulto è un capitolo essenziale nella vita di Algernon Blackwood, che proprio grazie al suo successo diventò uno scrittore a tempo pieno. È lui stesso a raccontarlo: “L’accoglienza fatta dal pubblico al volume faceva pensare alla possibilità che io potessi ricavare di che vivere modestamente scrivendo; in altre parole, vivere dove volevo e non dipendere da alcun padrone. Nel 1908 mi occupavo di latte in polvere; ero uno stretto collaboratore dell’uomo che era proprietario dei brevetti originali del prodotto. (…) Proprio dietro l’angolo mi aspettava un mucchio di denaro. E io, all’età di trentasette anni, avevo il coraggio di abbandonare la sicurezza di una carriera redditizia – e tuttavia assolutamente non congeniale – e di prendere la via dell’avventura? Dopo una settimana di profonda riflessione, lasciai il latte in polvere e mi trasferii in un paesetto di montagna, all’estero, per mettermi a scrivere altri libri”. Ed è anche un capitolo essenziale nella storia della narrativa weird/horror/new gothic, che ha influenzato profondamente. Le sei storie di John Silence non solo hanno intrattenuto generazioni di lettori, ma hanno anche arricchito il genere ampliandone i confini tematici e concettuali. Il personaggio funge da ponte tra l’horror gotico tradizionale del XIX secolo e il genere horror moderno, influenzando sia il contenuto che la forma della narrativa di questo genere. Personaggi come il Thomas Carnacki di William Hope Hodgson e il Jules de Grandin di Seabury Quinn hanno un evidente debito con la miscela di deduzione scientifica e intuizione psichica di Silence. Questo modo di raccontare il soprannaturale come se si trattasse di una seduta di psicoanalisi (siamo negli stessi anni delle scoperte di Freud) è stato rivoluzionario e ha influenzato scrittori come H.P. Lovecraft, che ha sempre ammesso di dovere molto a Blackwood.