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Karénina

Karénina
Sulla scena ci sono E. e S., non Tolstoj e Anna Karenina. Una stanza che ricorda più che altro una mente a lavoro. I due tengono in mano un quaderno sul quale appuntare idee, pensieri, fatti e citazioni. È la nascita di un progetto, l’impalcatura su cui saliranno e si adopereranno creatività, estro e sensibilità per dare vita a uno dei romanzi più importanti della letteratura mondiale…
Il processo creativo che porta alla realizzazione di un’opera rappresentato sotto forma di spettacolo teatrale. I dubbi, le ricerche, gli sbagli, le correzioni e le modifiche apportate da Tolstoj (ma anche dai due autori, che originariamente avrebbero dovuto creare un programma per Radio 3 sul gigante della letteratura russa) nella sua Anna Karenina, fantasma etereo e onnipresente nel suo manifestarsi sotto forma di dolorosa musa, prendono vita in questa pièce diretta in teatro dal compianto Giuseppe Bertolucci. Corredato da un interessante saggio scritto da Emanuele Trevi  e da un servizio fotografico a cura di Cesare Accetta, questo breve libro rappresenta una summa del lavoro svolto attorno allo spettacolo, che lascia però disorientato il lettore. Finché si tratta di leggere la lunga introduzione, dettagliata e illuminante circa il processo creativo che sta dietro la genesi dello spettacolo non ci sono problemi; anzi c’è una vera e propria miniera d’oro per chiunque abbia interesse a comprendere  questo “work in progress” fatto di citazioni, riferimenti critici e letterari. Ma poi, quando si arriva al vero e proprio testo dello spettacolo, principale oggetto di analisi della recensione in questione, non può non subentrare un senso di superfluità annacquata in uno stagno di sperimentazione sterile e fine a se stessa. Il coraggio è da apprezzare ma non è sufficiente a far decollare il prodotto del sodalizio Bergamasco-Trevi, quantomeno sul piano cartaceo. Magari con la magia del palcoscenico le suggestioni e le emozioni riescono a prevalere sul tedio e allora questo Karénina. Prove aperte d’infelicità può avere un senso come completamento dell’immedesimazione teatrale, ma visto semplicemente come libro è poco più di un opuscolo promozionale costruito attorno a un testo breve e lambiccato.