Salta al contenuto principale

Karoo

karoo

È il 26 dicembre 1989 ed è appena caduto il regime di Nicolae Ceauşescu. A New York i coniugi McNab, George e Pat, hanno organizzato la solita festa post-natalizia cui partecipa anche Saul Karoo. Che però ha un problema: non riesce a ubriacarsi. Ha bevuto vino bianco, vodka, scotch, bourbon, brandy, champagne e altri liquori vari, ma nulla. Non è neanche a malapena brillo. Da tre mesi l’alcol sembra non fargli alcun effetto. Alla festa è presente anche sua moglie, Dianah, dalla quale sta divorziando. Sono separati ufficialmente da più di due anni ma si vedono con regolarità per discutere di pratiche e quant’altro. Anche il suo divorzio sta diventando una sindrome. A casa dei McNab c’è anche il loro figlio adottivo, Billy, che si è appena immatricolato ad Harvard. È alto almeno trenta centimetri in più del resto dei presenti e gode dell’attenzione delle donne più anziane. Billy vede Saul da lontano e lo saluta. Saul ricambia poi fugge via. Sa perché Billy è lì alla festa, sa perché suo figlio lo sta salutando: vuole tornare a casa con lui e domani mattina vuole svegliarsi e riprendere il discorso della sera precedente, stare con suo padre senza che nessun’altra persona sia presente. Per Saul Karoo tutto ciò è semplicemente impossibile…

Ai numerosi motivi per i quali bisogna ringraziare Adelphi ne va aggiunto uno, e cioè l’aver portato in Italia (nel 2014 in cartaceo, nel 2023 in digitale) Karoo di Steve Tesich, scrittore e sceneggiatore serbo-americano, morto nel 1996, anno di pubblicazione del libro in questione. A questa incredibilmente dotata persona si deve anche l’invenzione e il primo utilizzo del termine “post-verità” (1992 – è stata poi scelta dall’Oxford Dictionary come parola dell’anno 2016), che designa tutte le circostanze in cui i fatti oggettivi sono meno influenti nel formare l’opinione pubblica rispetto agli appelli delle emozioni e dei sentimenti. In questo senso, Karoo è un romanzo che è intriso di post-verità. È un romanzo assurdo nel senso più profondo della parola, che letto oggi inquadra perfettamente l’epoca odierna. Saul Karoo, uno sceneggiatore con evidenti problemi di emotività e di intimità cerca in tutti i modi di relazionarsi con le persone a lui vicine (suo figlio in particolare) tranne che nella maniera più ovvia – parlandoci vis à vis. Da questa scena primordiale si sviluppa poi tutto il romanzo, scritto dal punto di vista di Saul Karoo, che cerca di piegare la realtà e l’interpretazione della stessa a seconda dei suoi sentimenti e delle sue volubilità. In altre parole, pur di fuggire dalla vacuità in cui è immerso, permette che le sue emozioni costruiscano una verità parallela per assolversi dai suoi comportamenti e dai suoi mancamenti. Steve Tesich racconta tutto questo brillantemente, con un’ironia e un cinismo davvero fuori dal comune e senza mai perdere un colpo nelle 450 e passa pagine di Karoo. In cui alla fine, dopo l’ironia e le risa, restano due cose: la mercificazione dei sentimenti e la pornografia del dolore.