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La balena alla fine del mondo

La balena alla fine del mondo

St Piran, Cornovaglia, ottobre. La diciassettenne Charity Cloke passeggia sulla spiaggia con il suo barboncino, poco distante il vagabondo Kenny Kenner, che come al solito si trova lì per raccattare relitti e procurarsi granchi da cucinare, gesticola per attirare la sua attenzione. Ha avvistato una balena al largo, uno spettacolo meraviglioso e Charity deve fare una corsa sulla scogliera per non perderselo. All’improvviso un grido, la ragazza è immobile e fissa qualcosa di ben più sconvolgente della balena. Per terra c’è un uomo nudo, inerte. È un uomo molto bello, coi capelli biondi scarmigliati incrostati dalla salsedine, la pelle bluastra e, cosa che turba non poco Charity, una importante erezione (questione di cui in paese le chiederanno conto fino allo sfinimento, in seguito). L’urlo attira Kenny, ma anche Jeremy Melon, il naturalista, che si trova sulla spiaggia per le sue ricerche. Che fare adesso? L’uomo è vivo o morto? Magari occorre fargli la respirazione bocca a bocca, ma i due uomini non ci pensano proprio a praticargliela. Per fortuna anche l’infermiera Aminata Chikelu si trova in zona, ha appena terminato il turno di notte alla casa di riposo e la spiaggia è il posto ideale per rilassarsi dopo il lavoro. Presta allo sconosciuto i soccorsi necessari: massaggio per svuotare i polmoni dall’acqua, la respirazione bocca a bocca e poi lo copre col cappotto. Ora non resta che sollevarlo e trascinarlo verso il villaggio, affinché il dottor Mallory Books possa visitarlo. Lungo il tragitto si unisce a loro il vecchio Mr Garrow, burbero pescatore, che ha da dire la sua in merito ai fatti raccontati dai soccorritori. Una balena all’orizzonte? Di sicuro è un brutto presagio e presto succederà qualcosa di terribile a St Piran...

Le tempestose e frastagliate scogliere della Cornovaglia possono riservare sorprese e lo comprendono bene i 307 abitanti dello sperduto villaggio di St Piran. Quello che trovano sulla spiaggia non è solo un uomo, un uomo qualsiasi, ma colui che permetterà all’intera popolazione di affrontare uno dei più temibili disastri che possano colpire l’umanità. Un virus a diffusione mondiale che nel giro di poche ore uccide senza pietà, tema attuale per i lettori, ma gestito nel romanzo con una ventata di positività e una chiave di lettura che fa dell’essere umano, sia in quanto singolo che come comunità, l’elemento fondamentale per sconfiggere il male attraverso cooperazione e solidarietà. John Ironmonger ha voluto dare a un giovane matematico il potere della speranza e trasformarlo in una sorta di profeta. Nato a Nairobi nel 1954, Ironmonger ha portato avanti i suoi studi in Inghilterra fino a conseguire un dottorato in zoologia, per passare poi a occuparsi di informatica e scrivere saggistica, il primo vero romanzo vede la pubblicazione solo 2012, ma è col secondo libro (The Concidence Authorithy) che arrivano i primi premi. In Italia solo il terzo romanzo dell’autore è stato tradotto, La balena alla fine del mondo, pubblicato nel 2015 (ben prima quindi, di tutta la letteratura a tema Covid) è diventato un bestseller internazionale negli anni successivi. Nel 2020 l’autore ha dato alle stampe un nuovo romanzo: The many lives of Heloise Starchild, che intreccia i ricordi di tre generazioni di donne. Speriamo che anche i lettori italiani possano un giorno leggerlo, considerando la capacità di Ironmonger di creare situazioni emozionanti e intense e dare ai suoi personaggi uno spessore e una introspezione non comuni.