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La ballata del carcere di Reading

La ballata del carcere di Reading. Testo inglese a fronte

Lo ha notato subito, quell’uomo. Cammina come tutti, è vestito di grigio come tutti, ma “Così nessuno mai vidi guardare / Con occhi assorti tutti intenti solo / A quel minuscolo straccio d’azzurro / Che i galeotti promuovono a cielo”. Mentre osserva quell’uomo, sente dire da un altro carcerato che è un condannato a morte (“Lo vedi quello? Dovrà penzolare”) e ne rimane sconvolto: “Ora capivo il pensiero incalzante / Che lo braccava, nonché la ragione / Che lo spingeva a cercare la luce / Con tale ossessione: / Quell’uomo aveva ucciso ciò che amava / E morte gli toccava in punizione”. Si tratta infatti di un tale Woolridge - un soldato, dicono - che ha ucciso la moglie (“E sangue e vino aveva sulle mani / Quando lo ritrovarono vicino / Al corpo freddo della donna amata / Di cui era diventato l’assassino”). L’orrore della condanna a morte colpisce il protagonista come un pugno in faccia, lo ossessiona l’idea spaventosa che quel tale “(…) troverà una morte di vergogna / In un mattino buio e doloroso / Con un capestro stretto intorno al collo, / Mentre una benda gli ricopre il viso / Ed i suoi piedi ballano nel vuoto / D’una botola aperta all’improvviso”. Passano lente le settimane e “Un po’ curiosi e anche un po’ morbosi / L’osservavamo, giorno dopo giorno, / E mi chiedevo se pure a noi toccasse / Un tale esito senza ritorno”. Finché la data dell’impiccagione di Woolridge diventa imminente e un’atmosfera cupa e terribile si diffonde nel carcere di Reading come una nebbia velenosa…

La Ballata del carcere di Reading è l’ultima dal punto di vista cronologico e - almeno secondo la maggior parte dei critici letterari - la più grande opera poetica di Oscar Wilde. Senza dubbio è quella di maggior successo dal punto di vista editoriale. Qui Wilde riflette sulla natura del peccato, del bene e del male, dell’amore e dell’odio, della vita e della morte in una sorta di prison novel in versi che ci ha regalato una serie di versi memorabili, tra i quali “Ogni uomo uccide ciò che ama” è certamente il più celebre. Il libro fu pubblicato nel febbraio del 1898 non con il nome di Wilde, ma con il suo numero di matricola, C.3.3. La vera identità dell’autore fu resa nota solo nel luglio successivo. Sebbene Reading sia stata la prigione più famosa in cui Wilde fu detenuto, non vi fu imprigionato immediatamente: prima di tutto, dopo essere stato condannato nel maggio 1895 per “sodomia e indecenza” a due anni di reclusione con lavori forzati, fu rinchiuso a Newgate, poi a Pentonville, prima di essere trasferito a Wandsworth e infine, nel novembre 1895, a Reading. Wilde fu poi rilasciato nel maggio 1897. Il poema fu iniziato nel luglio 1897, completato in ottobre e pubblicato nel febbraio 1898, quindi non è stato affatto composto in prigione come molti pensano (o peggio scrivono). La Ballata del carcere di Reading è dedicato a un compagno di prigionia del poeta, Charles Thomas Woolridge, un soldato che era stato condannato per l’omicidio della moglie e che fu impiccato nel luglio 1896 - la prima esecuzione a Reading dopo diciotto anni. La figura di Woolridge è al centro di quella che potremmo definire la parte “sociale” del poema, denuncia vibrante dell’orrore della pena capitale e della crudeltà della detenzione, accompagnata da quella che a tutti gli effetti era una tortura psicologica, la sistematica creazione di un’atmosfera quotidiana il cui scopo precipuo era terrorizzare e annientare umanamente i detenuti. C’è però nel poema anche una parte “sentimentale” ugualmente importante: Wilde scava dentro la sua anima, si mette a nudo, racconta il suo profondo senso di colpa nei confronti della famiglia, la sua vergogna, il suo risentimento, il suo disincanto, la sua rassegnata sofferenza che cerca però di inquadrare filosoficamente, cercando di darle un senso. Invano, tutto sommato. Questa edizione Feltrinelli curata da Luca Sanfilippo e con il testo inglese a fronte contiene anche le struggenti xilografie di Frans Masereel del 1923.