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La ballata delle anime inutili

La ballata delle anime inutili

A Vermitura piace il vento. Il vento che arriva addosso portando un po’ di quello che ha raccolto nella sua corsa. Il vento prende sempre qualcosa di quello che tocca e perciò significa mondo. Vento è mondo e Vermitura, che se lo sente addosso, è mondo anch’ella. Per questo è impaziente di infilarsi sotto le coperte e aspettare di sentirlo arrivare, fischiare e posarsi su di lei confondendosi con il suo respiro. Il vento le porta il mondo. Come il vento, pure la casa è viva per Vermitura, che ogni volta che passa attraverso la porta le manda un bacio e batte forte due colpi affinché la senta. E vive sono anche le parole, che possono mordere o sorridere, e che comunque non significano mai quello che significano. Il maestro dice che Vermitura se la cava male in italiano oltre che in matematica, perché non sa contare se non con una sola mano; dice che la sua testa è lenta, ma in realtà sopra alla testa delle persone lei vede le parole arrotolarsi in una matassa inestricabile. Quando le parole diventano troppe, è ora di morire. Vermitura è un errore, la figlia femmina dopo quattro maschi che sono il vanto di Vittorio Logreco, che appunto fa solo figli maschi. È un’abilità di cui è molto fiero, un suo talento che merita di essere tramandato. E infatti i figli di Vittorio Logreco fanno solo figli maschi. Presto toccherà ad Angelino, il figlio anulare, che si deve sposare. Anche per lui, come per gli altri tre fratelli, ha scelto il padre: una filatrice di canapa che porterà alla famiglia un campo di segale…

Nella Puglia contadina del 1938, in una masseria sul Gargano, abita una famiglia numerosa, di figli, nuore e nipoti. La casa ha tante stanze, che ruotano attorno alla più bella, quella dove si va per fare i figli, possibilmente maschi. Vermitura, il cui vero nome è Sofia, un giorno vorrebbe andarci, ma il padre le ha detto che non troverà mai marito perché non sa fare niente e perché è lenta di testa, soprattutto con i numeri, e gli uomini vogliono una donna utile. Del resto lei è stata un errore sin dalla nascita, unica figlia femmina (nata pure con la luna sbagliata) in una famiglia di maschi, vero orgoglio del capostipite Vittorio Logreco. Con una scrittura fresca e concreta, ma allo stesso tempo evocativa e danzante da una voce all’altra, Tommaso Avati, qui al suo quarto romanzo, scandisce il ritmo di una vicenda di storia italiana quasi sconosciuta, quella della conversione dell’intera comunità di San Nicandro all’ebraismo proprio mentre venivano promulgate le leggi razziali. Seguendo Vermitura e i suoi familiari, assistiamo alla commistione di superstizione e realtà, alle tensioni tra comunità e religioni, ma anche al disfacimento di un’intera famiglia a causa della guerra. Domina il tema dello scontro tra cambiamento e conservazione delle tradizioni, declinato però nello scenario storico tragico della guerra che non ammette errori di lungimiranza, scontabili solo con la vita. Significativo che a emergere come le figure più forti e più capaci di accettare e adattarsi al cambiamento siano le donne, soprattutto in un contesto fortemente maschilista e patriarcale che le stigmatizza spesso come inutili.