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La bambina che aveva parole

La bambina che aveva parole

La vita di Nina è cambiata improvvisamente, ora vive con la zia e l’unica la sua unica amica è Perla, la vecchia gatta del giostraio. Questo fino a quando non inizia la scuola: ad accompagnarla nel nuovo edificio dai soffitti altissimi è la zia e ad accoglierla nella nuova classe c’è il sorriso della maestra Clara. I compagni invece la scrutano con diffidenza, forse perché Nina non ha molta voglia di parlare, da tempo sembra non trovare più le parole per esprimere ciò che ha dentro. Per fortuna c’è la sua nuova compagna di banco Elena che, se all’inizio si dimostra “una governante di ferro”, poi si addolcisce e le due diventano in poco tempo migliori amiche, anche se Nina continua a non avere voglia di raccontare qualcosa di sé. Ma Elena è una bambina paziente, e anche ha capito che nel cuore di Nina c’è qualcosa che le crea dolore, che impedisce alla gioia di uscire. Quando la maestra assegna un compito sull’autunno, Nina trova il coraggio di affidare le parole e i pensieri alle foglie e ai colori dell’autunno: “Sotto la foglia giallo oro, si leggeva: ... e la regina pensa l’autunno e l’autunno arriva con le cicogne che migrano e le foglie che abbracciano il vento ma non ci riescono mai”. Il cuore sta piano piano spostando il masso che lo sta opprimendo; non se ne andrà mai, ma Nina con il tempo riesce a spostarlo, lasciando che le parole escano leggere, nuove, coraggiose...

Non è facile trovare le parole giuste per raccontare di dolori che pesano sul cuore. Sono tanti, troppi, i minori che ogni anno assistono e vivono la violenza all’interno delle mura domestiche (secondo i dati ISTAT solo nell’arco temporale 2009-2014 circa 427.000) e tante, troppe, le donne che chiedono aiuto alle reti di Centri Antiviolenza. La storia di Nina è la storia di tante bambine e bambini che si ritrovano in una dimensione e in una vita che non è la loro, che non deve essere la loro, a sostenere macigni troppo pesanti rispetto alla loro forza. “La bambina che aveva parole” nasce dal progetto “Uscire dal Guscio: educare alle differenze”, un Festival di letteratura per l’infanzia e adolescenza rivolto a genitori, bambini, educatori, scrittori con l’obiettivo di condividere percorsi educativi e culturali. Maria Grazia Anatra è docente liceale, da anni si occupa di progettazione formativa su tematiche differenziate ed è anche la presidente dell’Associazione di promozione sociale “Woman to be”; il suo testo delicato, poetico, con le parole giuste e i silenzi necessari riesce a raccontare ai bambini una storia difficile. La morbidezza delle illustrazioni di Sonia Maria Luce Possentini accompagna il testo e delinea una storia parallela fatta di colori, foglie e bambine che cercano il loro posto nel mondo. Un albo che diventa uno strumento fondamentale per mediare e sensibilizzare adulti e bambini e promuovere la resilienza e l’educazione.