Salta al contenuto principale

La bambina nei muri

labambinaneimuri

Accovacciata nello spazio angusto tra l’asciugatrice e il muro, Elise infila il braccio sempre più a fondo nel tubo staccatosi dall’elettrodomestico. È stata lei stessa a creare quel danno, involontariamente. Ha cercato con troppa forza di estrarre il libro di Eddie dal suo nascondiglio – un pannello mobile posto proprio nel bagno, dietro l’asciugatrice. Ma la copertina rigida del volume si è incastrata nel tubo argentato e la sua forza nel tirare ha fatto il resto, creandole un ulteriore problema che deve assolutamente risolvere prima delle cinque. È stato il pendolo in salotto, qualche ora prima, a dirle che finalmente era giunta l’ora di dedicarsi alla lettura. Con dodici uccelli diversi a marcare il tempo, Elise ha imparato che tra il bubolare del gufo e il cinguettio del cardinale può trascorrere abbastanza tempo in tranquillità prima del rientro dei Mason a casa. E invece quel giorno ben poco le sta rimanendo da dedicare a Odino e alle leggende norrene. Potrebbe cercare di incastrare la tubatura, e invece sta continuando a perdere tempo nel cercare di afferrare un oggetto che ha visto in fondo al tubo. L’ha sfiorato con le dita e ha sentito il tocco morbido del tessuto; un ultimo sforzo e qualche altro graffio sul braccio, e finalmente potrà stringere tra le mani quello che spera sia quell’oggetto: un vecchio calzino rosa appartenuto a sua madre…

Ha tutti gli ingredienti di una classica storia di fantasmi, il romanzo di A.J. Gnuse: una bambina che si aggira indisturbata tra le mura domestiche di quella che un tempo è stata casa sua; una nuova famiglia di inquilini che si trova a far i conti con questa presenza; una tragedia accaduta tanto tempo fa e un antagonista di tutto rispetto. Eppure, La bambina nei muri si differenzia dalle più classiche storie di fantasmi per un elemento tanto unico quanto banale: la protagonista non è un fantasma, ma una bambina in carne ed ossa che vive letteralmente tra le intercapedini della vecchia casa. Esattamente come accade in un film horror, il cui pathos viene scandito dalla colonna sonora, Gnuse conferisce questo senso di angoscia e turbamento alla narrazione grazie all’uso sapiente di capitoli brevi (talvolta brevissimi) che spingono il lettore nella ricerca – quasi spasmodica – di ulteriori dettagli sui protagonisti della storia. Questi ultimi vengono centellinati nella narrazione attraverso flashback che ricostruiscono principalmente la storia di Elise, mentre il presente viene arricchito dall’inserimento di particolari che all’apparenza sembrano svincolati dal romanzo ma che, con il progredire della lettura, trovano una collocazione logica e organica all’interno dell’architettura della storia. Anche la casa, come accade nelle migliori storie gotiche, assurge al ruolo di protagonista: i suoi scricchiolii, i suoi segreti, le cantine e le soffitte buie dove nessuno si avventura per paura dell’ignoto, vengono descritti in modo tale da ricoprire un ruolo attivo nel romanzo diventando luoghi confortanti o spaventosi a seconda di chi li guarda. Un romanzo nato da una esperienza personale dell’autore e che riflette su “come le storie spaventose possano essere in realtà rassicuranti perché ci fanno capire che anche gli altri provano le nostre stesse paure”.