Salta al contenuto principale

La banda del pianerottolo

bandapianerottolo

Nell’isolato c’è un posto magico dove le ore dopo la scuola si tingono di avventure e colori, tra pile di giornali e plichi di riviste in compagnia di Zio Ruben, che non è lo zio di tutti per davvero ma in fondo è un po’ come se lo fosse. Cami e Timo in quel posto magico - che è in realtà un’edicola - ci trascorrono pomeriggi interi provando a connettersi un po’ col mondo strano e assurdo dei grandi, di quegli adulti che a volte si mostrano gentili e stravaganti, mentre altre volte si rivelano cinici, fingono di non vederti o esercitano sugli altri la propria cupidigia. In quell’edicola o nell’appartamento dello Zio Ruben, Cami e Timo imparano a trovare un punto di incontro, un modo per essere amici anche se ognuno di loro mantiene intatta la propria unicità. Timo ha i suoi apparecchi per le orecchie che gli consentono a volte di silenziare il mondo che lo circonda quando inizia a farsi troppo rumoroso, mentre Cami quel rumore vorrebbe portarselo sempre con sé, così da non sentire la mancanza di suo padre che è tornato in Senegal per aiutare la parte di famiglia che ancora vive in Africa. Ma i loro sforzi per comunicare con i grandi passano attraverso nuvolette che nascondono i volti degli adulti, colorandosi per riflettere le emozioni che questi provano, e fili invisibili che connettono le persone che si vogliono bene. Sono le risate, le paure, le emozioni a guidare le giornate nei momenti di gioia e quando le difficoltà appaiono all’orizzonte, improvvise ma in fondo portatrici di un cambiamento non necessariamente negativo...

Espérance Hakuzwimana torna in libreria con il suo primo libro per ragazzi e lo fa raccontando una storia in cui non dimentica di inserire riferimenti a temi importanti quali l’adozione, l’idea di famiglia - che non è solo quella di sangue, ma anche e soprattutto quella formata da gente che si sceglie e si ama -, il razzismo e la disabilità. Non sono tematiche nuove per lei, e per la verità anche i rimandi ai ragazzi coprotagonisti del suo Tutta intera sono tanti ma colpiscono in modi nuovi il lettore, danno una consapevolezza differente della realtà che si celava dietro quei sorrisi, quei silenzi e quelle scarpe macchiate. Se in quel libro la protagonista si trovava schiacciata dal peso di una “diversità” che iniziava a lacerarla dopo anni in cui, dormiente, le aveva inflitto ferite invisibili e nascoste, qui Cami e Timo - i due protagonisti - sono armati della forza tipica dei bambini di vivere il proprio mondo seguendo binari che intrecciano realtà e fantasia, perfettamente consapevoli di se stessi e degli altri. Timo e Cami conoscono bene la propria unicità: lui affetto da sordità, lei proveniente da una famiglia in parte senegalese e in parte italiana. Hanno caratteri forti, voglia di scoprire perché il mondo che appare davanti ai loro occhi sia così diverso da quello in cui sembrano vivere i grandi, quegli adulti che possono essere le loro guide ma anche crudeli avversari. Lo stile di Espérance Hakuzwimana in compenso è rimasto lo stesso: pulito, lineare, con una prosa delicata ma al tempo stesso carica di quell’onestà intellettuale che permette di trattare ogni argomento con la leggerezza di chi ha vissuto ciò di cui parla - perché La banda del pianerottolo è sì un libro per bambini ma anche uno sguardo dallo spiraglio nell’infanzia dell’autrice - e ora desidera raccontarlo agli altri per far sì che qualche lettore (grande o piccolo che sia) possa sentirsi compreso e finalmente rivedersi, riconoscersi tra le pagine di un libro. Espérance parla ai bambini, li fa volare con la fantasia, ma al tempo stesso apre un dialogo con gli adulti cercando di fornire loro gli strumenti giusti affinché aiutino i propri figli a trovare le parole esatte con cui descriversi, a sentirsi ciò che sono davvero. Ed è forse grazie alla dolcezza con cui sono descritti questi giovani protagonisti mentre affrontano le proprie giornate e i drammi che la vita li spinge a superare che il lettore non può non provare un po’ di speranza nel guardare al futuro, mentre pagina dopo pagina si trova a divorare l’epilogo in un crescendo di emozione e schietta attualità.

LEGGI L’INTERVISTA A ESPÉRANCE HAKUZWIMANA