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La baracca dei tristi piaceri

La baracca dei tristi piaceri

Sveva è una scrittrice tedesca che vive in Italia. Un giro di presentazioni a Berlino è l’occasione per incontrare Marco, il suo migliore amico, uno storico che ha fatto il percorso opposto a lei e si è stabilito in Germania dopo la fine del suo matrimonio, ma anche per uno strano incontro che le cambierà la vita e le fornirà lo spunto per il suo prossimo libro, uno spunto che tardava ad arrivare, peraltro. Subito dopo una presentazione al Martin-Gropius-Bau Sveva viene avvicinata da una anziana signora, Herta Kiesel, che si professa sua ammiratrice e la invita a prendere un caffè l’indomani. Qua – tra qualche esitazione e mille digressioni – la donna inizia a raccontare a Sveva la drammatica storia della sua vita, partendo dal 1942 e dal disappunto dei suoi genitori e di sua sorella, ferventi nazisti, quando seppero che la bella, giovanissima Herta si era fidanzata con Uwe, brillante pianista di famiglia per metà ebrea. Cacciata di casa al grido di “judenhure”, la ragazza si era trasferita in un appartamento di proprietà dei genitori di Uwe. Ma solo un anno dopo i nuclei “misti” – che fino a quel momento non erano stati perseguitati – finirono nel mirino della Gestapo. Il fidanzato fu spedito ad Auschwitz per non farne più ritorno, Herta invece finì nel campo di concentramento di Ravensbrück, e qui sperimentò dolore e privazioni terribili. Tanto che quando i nazisti comunicarono alle prigioniere che a quell’orrore c’era una via d’uscita, la ragazza prese una decisione che la segnò per sempre...

Helga Schneider rinuncia per una volta al racconto autobiografico e col mezzo della docufiction ci descrive dal di dentro l’orrore dei Sonderbau, i bordelli aperti in alcuni campi di concentramento nazisti per ordine di Heinrich Himmler tra 1942 e 1945. Tali strutture potevano essere frequentate dal personale di guardia dei lager, dagli internati criminali comuni ma non dagli ebrei e dai prigionieri di guerra russi. Le donne impiegate come prostitute erano tedesche, ucraine, polacche o bielorusse provenienti da altri campi di concentramento alle quali era stata promessa – ingannevolmente – la liberazione dopo sei mesi di Sonderbau. Non ne avevate mai sentito parlare nonostante abbiate letto molti libri e visto molti film ambientati nei lager nazisti? Non c’è da stupirsene: si tratta di un tema apparentemente dimenticato da saggisti e romanzieri perché doppiamente maledetto: da una parte lo sfruttamento sessuale coatto di donne allo stremo delle forze, dall’altra il timore di “annacquare” l’orrore dei lager nell’immaginario collettivo con la rivelazione dell’esistenza di svaghi sessuali a disposizione dei prigionieri, col rischio di offrire una sponda al revisionismo storico sempre in agguato. Del resto l’oblio sui Sonderbau è stato addirittura istituzionalizzato sin dall’immediato dopoguerra, dato che Germania Est e Germania Ovest si sono trovate insolitamente d’accordo nel rifiutare alle donne impiegate nei Sonderbau qualsiasi risarcimento, sostenendo che si trattava di un arruolamento volontario (ragazzi, parliamoci chiaro: con la promessa di essere liberato dal lager in cambio di sei mesi di “servizio” mi sarei offerto volontario anche io, definire non coercitivo un servizio del genere è giuridicamente delirante). Altro protagonista del romanzo pescato dalla realtà storica è l’infame endocrinologo danese Carl Vaernet, convinto di poter ‘guarire’ l’omosessualità maschile impiantando pseudotesticoli a rilascio graduale di testosterone, che fece esperimenti chirurgici su cavie umane nel lager di Buchenwald e che purtroppo riuscì a fuggire in Argentina dopo la Seconda guerra mondiale, come altri criminali nazisti, e morì impunito nel 1965. Non manca poi una riflessione sulle differenze di genere da parte della Schneider: come è possibile – si chiederà ogni lettrice – che uomini torturati, gravemente denutriti, stremati dai lavori forzati, terrorizzati dai nazisti, umiliati e disperati come i prigionieri dei campi di concentramento potessero aver voglia di “andare a puttane”, perdipiù in un contesto così degradante e violento nei confronti di donne loro compagne di sventura? Datevi da sole la risposta: è davanti ai vostri occhi, sempre se volete vederla.