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La Baronessa di Carini – Gita in Sicilia

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A Trabia, nell’anno di grazia 1560, una strana inquietudine serpeggia tra gli abitanti del castello. La giovanissima baronessina Laura è tormentata da un sogno opprimente ed inesplicabile. Lo stesso accade a suo padre, il potente barone Cesare Lanza. Si tratta di segnali premonitori di un destino segnato dal sangue. Passano poi diversi anni e l’adolescente Laura, orfana di madre, è costretta a sposare il barone di Carini, don Vincenzo La Grua. Mentre sua sorella è costretta alla monacazione. Laura è però innamorata di un giovane affascinante, che si scopre essere cugino del suo futuro marito: Ludovico Vernagallo. La vita coniugale si preannuncia quindi densa di incognite. Al castello di Carini, per sempre segnato dal tragico mito della baronessa, giunge una scolaresca partita da Viterbo. Sono trascorsi ormai diversi secoli e tutti conoscono l’esito della vicenda vissuta da Laura Lanza. I ragazzi, in gran parte, si mostrano piuttosto distaccati rispetto alla storia della baronessa, considerata roba d’altri tempi. Ma il mito esercita un fascino morboso su alcuni di loro. In particolare su Ercole Morucci, che sparisce misteriosamente…

Il filo della narrazione scorre lungo due binari paralleli, segnati da uno stacco temporale netto: da una parte c’è la vicenda della baronessa di Carini, nel cuore del Cinquecento; dall’altra quella che ha come protagonisti un gruppo di studenti del primo liceo classico di Viterbo. Il mito della baronessa è riproposto da Costanza di Quattro mantenendo l’architettura classica, e così non poteva non essere. Ma l’autrice lo rivitalizza imbastendo una trama in gran parte nuova, in cui grande attenzione è riservata alla definizione della fisionomia caratteriale dei diversi protagonisti, nonché allo sfondo ambientale. Con analoga accuratezza sono analizzate le inquietudini adolescenziali vissute dai giovani ragazzi che si ritrovano in quel luogo magico che è il castello di Carini. La lettura del romanzo risulta quindi piacevole, sia nella parte classica che in quella contemporanea. In entrambi i casi, e questo è un indubbio merito dell’autrice, la curiosità del lettore è sempre viva. Anche quando si tratta di una vicenda, quella della baronessa, di cui si conosce l’esito. Proprio perché il mito è innervato di tanti elementi di novità, originalmente inventati dall’autrice.