Aprile 1954, Torino. Parlare con Lucia inquieta Ida. Come sempre, quando ha del tempo libero, raggiunge Don Paolo al dormitorio, lo spazio messo a disposizione dal prete per tutte le donne che hanno bisogno di un rifugio, un luogo in cui trovare aiuto. Tra le mura del dormitorio Ida è riuscita a ricavare uno spazio in cui ha allestito una piccola biblioteca: l’odore dei libri l’ha sempre affascinata e le ricorda il passato, quello in cui era la bibliotecaria in uno degli istituti più prestigiosi di Roma, sito in via Panisperna. Lì, per lungo tempo, si erano riuniti alcuni tra gli studiosi più promettenti del periodo e lì Ida aveva conosciuto, tra gli altri, Ettore Majorana e Alberto, il suo Alberto. Ora Lucia le sta raccontando di aver atteso a lungo, davanti alla porta di casa, che il marito le aprisse, ma non è accaduto. Nel frattempo è scesa la notte e Lucia ha cominciato ad avere paura. Quando poi alcuni ubriachi le sono passati accanto e uno di loro l’ha guardata con insistenza, lei si è decisa a raggiungere il dormitorio di Don Paolo. Il marito di Lucia, spiega la donna a Ida, non l’ha mai picchiata, è vero, ma riesce sempre a farla sentire inadeguata. Ida la capisce, sa che spesso non serve la violenza fisica per fare del male a qualcuno. C’è qualcosa in Lucia che le accende un ricordo dal fondo della memoria. Tenta di cacciarlo via, ma quello risale con prepotenza e si impone. Allora Ida saluta Lucia, torna da Don Paolo, scambia qualche parola con lui, poi indossa il cappotto e, con la scusa di dover acquistare dello zucchero, si allontana ed esce. Il cielo velato di nuvole le dà nuova forza; a ogni passo si sente meglio. Pensa a Raffaele, suo marito e realizza di essere fortunata. Lui è gentile, tutto sommato e, quando lei ha deciso di occuparsi di volontariato, l’ha addirittura appoggiata. Ci sono stati dei tradimenti da parte di Raffaele, è vero, ma Ida è sempre riuscita a superare la delusione e il dolore dopo ogni scoperta. Anche perché realizzare che anche il marito ha qualcosa da farsi perdonare le permette di guardarlo in faccia senza sentirsi sbagliata. Le permette di perdonarsi per pensare ancora ad Alberto, dopo tutti questi anni. Alberto che le ha preferito Giulia e le ha spezzato il cuore…

Barbara Bellomo – una laurea in Lettere, un dottorato di ricerca in Storia antica e la pubblicazione di diversi romanzi all’attivo – torna con un romanzo storico che si occupa di una pagina di Storia avvincente e insieme ricca di mistero e riguarda il periodo di attività dei giovani fisici di via Panisperna a Roma. Nel prestigioso istituto della capitale, negli anni in cui l’Italia conosce il fascismo e il potere di Benito Mussolini, le più vivide menti nel campo della fisica sono impegnate nella ricerca e raggiungono risultati eccezionali, specie per quanto concerne la fisica nucleare. È in questo ambiente così rigoglioso e fertile, tra i laboratori di fisica e il fermento culturale, che si muove la protagonista della storia, Ida, bibliotecaria in via Panisperna, appunto. Da quando lavora in quel luogo, respira libertà, innovazione, ricerca; da quando ha conosciuto il malinconico Ettore Majorana e l’intelligentissimo Enrico Fermi, tra gli altri, ha capito cos’è la passione e cosa significhi lottare per l’indipendenza. Da quando ha conosciuto Alberto, poi, ha compreso cos’è l’amore. Quando però Majorana scompare misteriosamente e Alberto pare preferirle un’altra donna, qualcosa si sgretola nelle certezze di Ida. Non le resta che piegarsi al volere del padre, che le ha già trovato il marito perfetto. E che importa se lei non lo ama? L’amore, ormai, non è altro che un’illusione. Anni dopo, quando un nuovo terremoto scardina la vita di Ida, ormai adulta e assuefatta a un’esistenza che altri le hanno cucito addosso, l’unico gancio a cui aggrapparsi per non soccombere è il passato, qual tempo in cui tutto era fermento e promesse, e lei era felice. Lì deve recarsi ora, per ricostruire se stessa. Bellomo scrive una storia intensa e splendidamente progettata, una vicenda in cui, accanto al ricordo di uno degli episodi storici più misteriosi di tutti i tempi – la scomparsa di Ettore Majorana – si raccontano la speranza e il perdono, l’amore e il desiderio di riscattarsi. Una lettura impreziosita da uno stile diretto e senza belletti, particolarmente efficace, e da un ritmo narrativo che spinge a leggere la storia dall’inizio alla fine, senza interruzioni.