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La biblioteca dei sussurri

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Torino, 1971. A poco più di due chilometri dal centro della città, sulle rive del fiume Dora, sorge una casa di aspetto un po’ trasandato. La circondano prati sempre più ridotti e sempre più soffocati dalla pletora dei nuovi palazzi che stanno sorgendo a ritmo sostenuto. Accanto alla vecchia casa rimane un orto, un po’ trascurato anch’esso, ma vi giungono il profumo d’erba e fiori e quello salmastro delle acque del fiume. Nella casa vive una famiglia numerosa e chiassosa composta dall’anziana prozia Dorina, dalla nipote Bianca col marito Luciano e la figlioletta Dora, che si chiama come il fiume; e, infine, c’è anche l’altra nipote Maddalena col marito Bruno e il figlio Fulvio. La prozia Dorina, pur quasi sorda, è dotata di un dono speciale, quello di percepire suoni che sfuggono ai più, particolarmente quelli che emanano dalle “case lamentose”, edifici che, come sostiene lei, conservano fra le loro mura ansie, tristezze, sensi di colpa, pensieri tormentosi. Tutti elementi che Dorina definisce “spifferi”, seccature da eliminare e debellare. Anche la piccola Dora possiede la stessa facoltà della prozia, che la porta con sé quando si reca nelle case lamentose. Pur rumorosi, gli ospiti della vecchia casa vivono un’esistenza tutto sommato tranquilla, attenta al proprio quotidiano. Ma quando Catlina - così si chiama la morte nel Piemonte profondo - entra in quella vita ordinaria, la piccola Dora soffre per l’atmosfera cupa e opprimente che aleggia attorno e, cercando un rifugio che la sottragga a quel clima devastante, scopre insieme al cugino Fulvio maggiore di lei, la mitica Biblioteca Civica Centrale della città e il suo “lettore centenario”, l’avvocato Ferro…

Dopo L’annusatrice di libri del 2019 e La ragazza con la macchina da scrivere dell’anno successivo, Desy Icardi continua con questo La biblioteca dei sussurri il suo percorso tra i cinque sensi e il mondo dei libri. Nella grande sala di lettura della biblioteca dinanzi alla piccola Dora non si aprono soltanto le pagine dei libri, ma si aprono il mondo e la storia. La ragazzina si scopre capace di percepire “il sussurro dei lettori passati”, un suono melodioso, attraente e ricco di fascino. Gli antichi lettori del passato indugiano ancora nella biblioteca, si scambiano opinioni sui libri, non riescono ad abbandonare quel luogo così affascinante, quelle opere così vive. In biblioteca, grazie alla disponibilità e all’infinita familiarità con i libri del lettore centenario, Dora intraprende un approfondito percorso di lettura e scopre che ogni momento della vita può essere accompagnato dal libro “giusto”: “Tra lettori e libri si instaura una sorta di attrazione reciproca, un’affinità elettiva, per parafrasare il bel romanzo di Goethe [...] I libri hanno una voce e quando la si sente conviene badarle, perché il libro che ci chiama è certamente quello del quale in quel momento abbiamo più bisogno”. La figura del lettore centenario e quella della ragazzina ai suoi primi passi nell’universo della lettura e della biblioteca consolidano la convinzione, che pare essere anche dell’autrice, che la lettura fa crescere, dà piacere e conforto, apre la mente, offre nuovi orizzonti.