Non sa se definirsi un vero patito delle biciclette oppure no. Di sicuro gli piace la semplicità della forma, un triangolo e due cerchi con i quali puoi attraversare infinite strade, ma non sopporta chi si atteggia a ciclista professionista e in realtà si ferma ansimando dopo poche pedalate e aspetta che qualcuno gli faccia i complimenti per la bicicletta nuova. Eppure non può considerare questo mezzo di trasporto semplicemente un oggetto; infatti, tutta la storia della sua famiglia è legata alle biciclette, in particolare a quelle rubate. Il primo furto avvenne nel 1905. In quell’anno erano successi grandi avvenimenti: dopo un assedio di 157 giorni a Port Arthur, l’esercito russo si era arreso ai giapponesi, un forte terremoto a Kangra, in India, aveva provocato 19mila morti, Sun Yat-sen aveva costituito l’Alleanza rivoluzionaria cinese, l’impero britannico aveva dato avvio alla costruzione della corazzata HMS Dreadnought e Fritz Richard Schaudinn aveva scoperto l’agente patogeno della sifilide. Tra tutti questi grandi eventi era nato suo nonno materno. Non era certo una notizia tale da essere riportata sul giornale, ma sull’edizione di quel giorno era apparso un trafiletto che raccontava come al celebre medico Yen Chen-sheng fosse stata rubata la bicicletta. A quel tempo, infatti, una bicicletta valeva più di una casa, per questo i furti facevano scalpore tanto da finire sui giornali. Suo nonno morì nel 1945 a causa di una bicicletta rubata: non era sua, purtroppo non riuscì mai a coronare il suo sogno di possederne una…

Se con la bicicletta è possibile attraversare anche luoghi impervi senza fare rumore e alla propria velocità, così in questo romanzo la bicicletta conduce il lettore attraverso la storia di Taiwan, soprattutto durante l’occupazione giapponese e la Seconda guerra mondiale, sino a consentirgli di sentire sulla propria pelle il dolore, le paure e le speranze, spesso infrante, di chi ha vissuto quel periodo. Ma la bicicletta porta il lettore sino a giorni nostri, collegando fra loro i vari capitoli, animati dai personaggi più diversi (rigattieri, medici, collezionisti, soldati) e dagli ambienti più svariati, dalle città in riva al mare alle foreste dell’isola, dall’India alla Birmania. Le descrizioni, sia dei fatti storici sia degli elementi naturali, sono precise e contestualizzate, ma mai noiose, non sono un arido elenco di dati, ma elementi indispensabili per dare i giusti colori alla tela sulla quale si muovono i personaggi, che in alcuni casi potremmo avere difficoltà a dipingere solo con le tinte occidentali. Questo romanzo è un esempio di come la Storia sia in realtà composta da innumerevoli storie, piccole o grandi, umane, animali o ambientali e che si intrecciano nei modi e nei tempi più impensabili. È anche un esempio di come certi oggetti di uso quotidiano siano cambiati sotto i nostri occhi senza che ce ne accorgessimo e, insieme alle forme e ai colori, siano cambiate anche le valenze associate a tali oggetti. Percepire questi cambiamenti significa intravedere un percorso sul quale in tanti si sono già incamminati prima di noi.