Quando il sovrintendente Antonio Pupello bussa alla porta dell’ufficio del procuratore Rasselli, quella mattina, è per comunicare il ritrovamento del cadavere di un cinquantenne, ammazzato nella sua auto in una contrada di campagna con due colpi di pistola, esplosi da una distanza ravvicinata, alla tempia sinistra. Un contadino l’ha ritrovato agonizzante in un bagno di sangue alle sette del mattino. Si tratta di un camionista del posto, tale Renzo Giorgetti, al quale è stato teso un agguato, come appare evidente dalle tracce di una moto di grossa cilindrata rilevate vicino all’auto e dal ritrovamento per terra di una vecchia Beretta semiautomatica con matricola abrasa. Pare trattarsi di un classico regolamento di conti tra malavitosi del luogo. Il procuratore Aurelio Rasselli, d’altra parte, sapeva benissimo a cosa andava incontro quando ha deciso di lasciarsi alle spalle la solida carriera a Nord, insieme al matrimonio fallito con Marta, che si è risposata con un vecchio e ricco notaio, il figlio Ugo, iscritto alla facoltà di Legge e al quale lo lega un rapporto tutto sommato buono ma fatto di poche parole e ancor meno effusioni, la relazione con l’amante Mafalda, ormai giunta al capolinea. Dopo le tensioni seguite all’inchiesta sul mondo delle cliniche in cui erano ricoverati gli anziani uccisi dal Covid, che lo hanno reso scomodo, Rasselli ha deciso di tornare a Larodi, sua città natale in Calabria, consapevole che si tratta di una località ad alto indice di reati di stampo mafioso e per questo per nulla ambita dai colleghi. Ed eccolo quindi, in pieno lockdown, alle prese con questo omicidio, in un momento in cui la situazione in città è molto tesa, perché il potere rappresentato dalla vecchia guardia di don Pippo Traversi è insidiato da un boss emergente spietato e totalmente privo di scrupoli, Alessandro Turello, dedito allo strozzinaggio, che ha creato grossi problemi a molti imprenditori locali. Presto, l’indagine sull’omicidio del camionista si incrocia con una vecchia storia irrisolta, la scomparsa del giovane Sebastiano Sbranchella, di cui si son perse le tracce dopo un episodio durante il quale aveva fatto uno sgarbo a don Pippo, rifiutando una birra che il boss voleva offrirgli in un bar. Ma il vecchio capo sostiene di aver magnanimamente perdonato il ragazzo, grazie all’intercessione del padre. C’è da credere alla sua parola? Inoltre, da qualche tempo, su suggerimento di suo figlio, il procuratore ha preso a frequentare il web, per ovviare un poco alla solitudine, ma ha scoperto che questo mondo virtuale parallelo cela lati oscuri che, ad un certo punto, finiscono per confondersi con la sua vita reale. Ma che diamine sta succedendo davvero in questa città di cinquantamila anime?

Nuova fatica letteraria per Marcello Vitale, magistrato antimafia, presidente aggiunto onorario della Corte di Cassazione e già presidente della Prima Sezione Penale della Corte di Appello di Roma, autore di nove raccolte di poesie, due legal thriller e altre due storie di argomento diverso. Con questo romanzo, Vitale si sposta nella natia Calabria e immerge la vicenda tra le logiche pericolose della ‘ndrangheta, che incombe come un’ombra lunga e minacciosa su ogni personaggio, su ogni relazione tra le persone, su ogni gesto e azione più o meno violenta. Eppure l’intreccio di questo libro è più complesso, e sembra voler raccontare al lettore che i sentimenti, le logiche delle relazioni, le passioni violente, proprio come nelle più antiche storie mai raccontate, sono le reali determinanti nella vita degli uomini e delle donne. All’insidioso braccio di ferro tra le due diverse stagioni dello storico fenomeno malavitoso calabrese, che fa da sfondo ad una storia che prende presto strade diverse rispetto a quelle apparentemente scontate, si affianca infatti una classicissima storia di amore e gelosia, complicata dall’ingrediente più moderno costituito dalle relazioni virtuali che si intessono sui social. Quanto il rischio che la vita parallela che nasce sul web possa interferire e confondersi con la vita reale sia qualcosa di assai concreto e plausibile, il maturo protagonista lo scopre con stupore e quasi a sue spese. Per giungere alla conclusione, probabilmente, che può bastare la vita reale da sola, la quale, quanto a complicazioni, relazioni difficili e sentimenti contrastanti, è già bella piena e faticosa di suo. L’autore padroneggia, come è ovvio che sia, il linguaggio tecnico e legale, e questo se per un verso è un pregio, dall’altro finisce talvolta per appesantire la narrazione. Apprezzabile la trama articolata che, grazie a svolte improvvise, tiene desta l’attenzione del lettore, al quale risulterà pertanto difficile intuire, fino alla fine, il sorprendente e malinconico finale.