Salta al contenuto principale

La bottega dei giocattoli

La bottega dei giocattoli

Inghilterra, estate. Melanie ha quindici anni e ha l’abitudine di ammirare il suo corpo allo specchio, dopo avere chiuso a chiave la porta della propria camera da letto, mentre Edward Bear, l’orso di peluche, la osserva appoggiato al cuscino e il libro Lorna Doone giace aperto sul pavimento. I seni le sono cresciuti, la curva delle gambe è muscolosa, col dito segue la lunga linea dallo sterno all’ombelico. Acconcia i capelli e si mette in posa, avvolge il corpo in una tenda di rete e immagina di aspettare un fantomatico sposo, incartata come un regalo. In quei momenti di isolamento la signora Rundle, la governante vecchia, grassa, brutta e zitella che si occupa di lei e dei suoi fratelli, Jonathon e Victoria, teme che restando chiusa in camera a studiare non prenda abbastanza aria pura. La donna ha la responsabilità dei tre ragazzi, mentre i genitori sono in America, il padre infatti è un celebre scrittore. Secondo la governante Melanie è troppo magra, invece la ragazza è terrorizzata al pensiero di ingrassare, non trovare marito e morire vergine, così versa spesso la sua porzione di pudding di pane nel piatto del fratello dodicenne, che mangia tutto “come una forza cieca della natura”. Nella casa di campagna di mattoni rossi con i timpani edoardiani in cui abitano, ognuno ha una bella stanza con camino e tante altre sono disponibili per gli ospiti, nei campi antistanti pascola un pony delle Shetland. La casa profuma “di lavanda, di lucido per i mobili e di denaro” e Melanie non comprende di essere fortunata per tutto ciò che possiede, inclusa una radio a transistor personale e una spazzola per capelli dal manico d’argento. Sa di essere bellissima (a differenza dei fratelli che reputa scialbi), ma ha quindici anni e non è ancora uscita con un ragazzo, invece Giulietta a quattordici anni era già sposata e morta d’amore. L’idea che il tempo passi e lei inizi a invecchiare e decadere è tremenda, l’idea di non fare mai sesso e finire come la signora Rundle lo è ancora di più. Giunge la notte ed è inquieta, si alza, sgattaiola nella camera dei genitori. Guarda il lussuoso letto e si sforza di immaginarli mentre fanno l’amore, poi nota il baule dove la madre custodisce l’abito da sposa e cedendo alla tentazione decide di indossarlo. Osservandosi riflessa nello specchio, fasciata di raso lucido, con i lunghi capelli neri cinti dalla corona di rose e perle, rimane colpita dalla sua stessa bellezza...

Melanie è un’adolescente in pieno tumulto ormonale e con una miriade di sogni e fantasie nel cuore, quando la più grande tragedia che possa colpire una ragazzina come lei, distrugge il mondo che conosce, stravolgendolo. La sua vita si trasforma in un costante e impegnativo sforzo di adattamento, di rinuncia alle proprie aspirazioni per riuscire ad accettare la nuova condizione, la perdita e i cambiamenti emotivi a cui va incontro. La bottega dei giocattoli è un romanzo di formazione che mostra il doloroso passaggio dall’adolescenza all’età adulta di una giovane donna, il distacco da un ambiente protetto e pulito in cui è trattata come una principessa, per precipitare in un ambiente cupo e sudicio, in balia di un uomo prepotente e duro la cui dimora le ricorda la storia di Barbablù e tutti obbediscono alle regole imposte (ad esempio Melanie non può più indossare i pantaloni, perché considerato abbigliamento da puttane). E se Victoria e Jonathon riescono a trovare il loro posto nell’isolamento della casa dello zio a Londra, lei fa fatica, combattuta tra rimanere e scappare. I suoi bisogni non vengono soddisfatti, niente scuola da frequentare, solo lavoro, responsabilità, orari rigidi, giorni che si susseguono tutti uguali. Urla, ordini e botte costituiscono la sola interazione concessa dallo zio Philip agli abitanti della casa (oltre a Melanie e i suoi fratellini, vi abitano la giovane moglie e i suoi fratelli Frances e Finn, che subisce le violenze peggiori in quanto apprendista ribelle del giocattolaio). All’inizio la bellezza e la vitalità di Melanie danno il ritmo alla storia, con i suoi vezzi, gli amanti immaginari, le smorfie davanti allo specchio, poi tutto cambia, Melanie si spegne, non si specchia più, non sogna più. Angela Carter (1940-1992) ha creato un magistrale gioco di luci e ombre tra la prima parte del romanzo, ambientato durante la calda estate della campagna inglese, e la seconda parte, che prende il via da ottobre e sposta la narrazione nella grigia e soffocante Londra, in una dimora fatiscente dove sembra risiedere solo dolore. La Carter, giornalista, poetessa e scrittrice, pubblica questo inquietante romanzo ricco di metafore e atmosfere fiabesche nel 1967, dall’opera sono stati tratti un film nel 1987 e un adattamento teatrale nel 1914. Il libro ha vinto il Premio letterario John Llewellyn Rhys nel 1968.