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La caccia alle streghe in Europa agli inizi dell’Età moderna

La caccia alle streghe in Europa agli inizi dell’Età moderna

Nei trecento anni che vanno dal 1450 al 1750 migliaia di persone, la maggior parte delle quali donne, sono state processate in tutta Europa con l’accusa di stregoneria. La condanna è arrivata per quasi la metà di loro e il rogo è stata la forma di espiazione più gettonata. Al contrario di ciò che si ritiene normalmente, le persecuzioni non sono state effettuate solo ed esclusivamente in contesti religiosi. Infatti, soprattutto dopo il 1550, i processi si sono svolti con molta più frequenza all’interno dei tribunali dei vari regni o Stati europei. Proprio parlando dei territori in cui le “cacce alle streghe” – termine che si predilige per definire l’ossessione europea per le streghe – si sono svolte, non esiste una precisa distribuzione geografica; parimenti, anche a livello temporale le persecuzioni e i processi si sono concentrati più o meno in un determinato momento piuttosto che in un altro, con un picco che va dalla fine del Cinquecento all’inizio del Seicento. Ma chi erano le persone che venivano impegnate nelle cacce alle streghe in Europa? Solitamente si trattava di diverse tipologie di soggetti: dalle autorità giudiziarie ai veri e propri cacciatori di streghe, individui che avevano trasformato questo particolare business in una più che redditizia professione. Le cacce erano perlopiù spietate e terminavano quasi esclusivamente con la confessione dell’accusato, spesso estorta con metodi che i moderni non definirebbero esattamente ortodossi. Dalla confessione del singolo, a volte, si passava alle denunce dei sospetti complici, arrivando così a un vero e proprio accanimento nei confronti di determinati gruppi o famiglie. Analizzare le cause e lo sviluppo cronologico e geografico del fenomeno delle cacce alle streghe nell’Europa agli inizi dell’Età moderna è complesso e richiede attente valutazioni. Ma, per farlo, occorre partire dal principio e spiegare cosa si intendeva, in quel periodo, con il termine “stregoneria”…

Brian Paul Levack, con un dottorato in storia conseguito a Yale e una cattedra presso la University of Texas di Austin, si occupa da anni di storia del Regno Unito e di streghe, con focus sulla possessione demoniaca in Europa a partire dal Quindicesimo secolo. Il saggio La caccia alle streghe in Europa agli inizi dell’Età moderna, pubblicato per la prima volta nel 1985, si deve alla vastissima conoscenza dell’argomento da parte del suo autore. Nasce, come spiegato dallo stesso Levack nella prefazione alla prima edizione, da una serie di lezioni e seminari sulla storia della stregoneria tenuti dall’autore e dal suo desiderio di racchiudere, in un solo volume, l’analisi dell’intero processo della caccia alle streghe in Europa che ha portato all’incriminazione, al processo e all’esecuzione di migliaia di persone in tutto il Vecchio Continente. Proposito principale dell’opera, in ogni caso, è trovare una risposta alla domanda che sorge ovvia quando si parla dei processi alle streghe dell’Età moderna: come è stato possibile, in un periodo di grandi scoperte tecnologiche e scientifiche che hanno, inoltre, visto il fiorire delle arti e della cultura rinascimentale, assistere a comportamenti propri di una mentalità chiusa e retrograda? La risposta dell’autore, però, si perde tra i tantissimi nomi, numeri, dati e date riportati in questo saggio, che non sempre si dimostra di facile lettura, tantomeno di facile comprensione. Se, infatti, l’intento di Levack era quello di racchiudere tutte le sue analisi sul tema della stregoneria in un’unica opera, ha chiaramente raggiunto lo scopo. L’obiettivo di renderla divulgativa e alla portata di tutti, al contrario, non sembra centrato alla perfezione. Lo stile e il linguaggio utilizzati, inoltre, risultano a tratti pedanti, pesanti e indigesti, rendendo questo volume poco adatto al lettore che desidera sfruttarlo come semplice lettura di piacere e non come testo accademico, categoria in cui dovrebbe essere relegato.