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La caduta

La caduta

Los Angeles. L’Unità Casi Irrisolti – UCI – è specializzata nelle indagini sui cosiddetti cold case, i “casi freddi”: delitti degli ultimi cinquant’anni rimasti senza soluzione, circa diecimila in tutto, da rianalizzare e rivalutare, anche con l’aiuto di nuove tecnologie e nuovi laboratori cui sottoporre le prove. Sei squadre di due persone una volta al mese si riuniscono e aspettano di vedersi assegnato un nuovo caso dal tenente Gail Duval che distribuisce buste gialle come un Babbo Natale con il distintivo. La mattina del 3 ottobre Harry Bosch sta fremendo nella speranza di ricevere una nuova indagine, ne ha bisogno. È al suo secondo incarico alla Casi Irrisolti, vi è tornato da quasi un anno, dopo i due passati alla Speciale Omicidi e gliene mancano poco più di tre alla pensione, ma ha ancora bisogno delle emozioni provocate dall’arresto dell’assassino, una dipendenza che non lo abbandona nemmeno dopo tanti anni di servizio. È fortunato, comunque, perché il tenente assegna proprio a lui e al suo partner, David Chu, uno dei nuovi casi: si tratta dell’omicidio di Lily Price, avvenuto nel 1989. La vittima aveva appena diciannove anni, e fu sequestrata una domenica pomeriggio mentre rientrava dalla spiaggia. Ma non è l’unica indagine a cui deve lavorare Bosch incastrato dalle manovre politiche di Irvin Irving, consigliere ed ex vicecapo della polizia che lo vuole su un caso...

“Tutti contano e nessuno conta” è da sempre il motto di Harry Bosch, che infatti lo mette in pratica anche in questo quindicesimo capitolo di cui è protagonista, dove la politica insinua i suoi tentacoli ancora una volta attraverso la penna di Michael Connelly che ne denuncia gli interessi e l’influenza. Un thriller ben costruito, dove il percorso investigativo è articolato e avvincente, ma anche un romanzo dove il dolore è un importante protagonista: traumi infantili che tornano a galla e causano nuova sofferenza, il male che ritorna e non abbandona e si ripercuote sempre sull’anima anche anni dopo che è stato subito. Il tessuto narrativo è incalzante e ricco di colpi di scena e la suspence tiene il lettore incollato alle pagine dall’inizio alla fine. I personaggi sono ben delineati e caratterizzati, risultando così credibili anche nell’ottica dell’intera serie: Harry Bosch ha costruito un percorso di crescita, è maturato, invecchiato anche, e il suo intimo è agitato da sentimenti ed emozioni contrastanti, in bilico tra la tenacia che lo contraddistingue e la stanchezza di una carriera che volge al termine e che ha già visto di tutto. La figlia Maddie, inoltre, ne addolcisce un po’ i tratti, umanizzandolo. Il titolo assume quindi un significato più ampio che la semplice descrizione della morte di George Irving, diventando anche la discesa verso la pensione che trascina con sé stanchezza e scoramento. Dai romanzi di Bosch è tratta la serie televisiva statunitense omonima, con Titus Welliver nel ruolo di protagonista, trasmessa anche in Italia dal 2016.