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La campagna Plaxxen

La campagna Plaxxen
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Per onorare una promessa fatta a un’amica virtuale, il blogger che si fa chiamare Zio Pep se ne va in giro per la città alla ricerca di un clochard al quale dare una banconota da venti euro. Quando lo trova, il barbone si rivela essere un soggetto strano che, in cambio dei soldi ricevuti, consegna piccoli bigliettini stile Baci Perugina ma dal contenuto pungente, da alcuni considerati scaramantici se non addirittura profetici. Quello che riceve lui non è da meno e così recita: “Gli specchi, e la copula, sono abominevoli, poiché moltiplicano il numero degli uomini”. Il blogger, con alle spalle un presente da disoccupato, un matrimonio fallito con donna che lui ha soprannominato Matilde Livorosa e un figlio down a cui è legatissimo ma che la ex gli fa incontrare troppe poche volte, folgorato dalla frase decide di ritrovare il clochard. Viene così a sapere il suo nome, Polaschi, e la sua storia, che ha tutte le caratteristiche di un cupo noir ed è degna dei migliori giallisti svedesi. C’è di mezzo una nota campagna pubblicitaria che, tempo prima, aveva fatto scalpore per la potenza con la quale aveva immesso nel mercato un collutorio chiamato Plaxxen. Da semplice prodotto per l’igiene dentale, tale era stata la forza della pubblicità da trasformare il collutorio in un bene di prima necessità e addirittura in una moda. Zio Pep decide di raccontare la vicenda sul suo blog, ma presto scopre che la notizia è tutt’altro che un innocuo spunto per un libro e che i suoi post stanno dando fastidio a qualcuno di molto importante…

Storia di un blogger scritta da un blogger, Nicola Pezzoli in arte Zio Scriba, e, viene da dire, dedicata soprattutto ai blogger. Per lo stile, l’architettura, il linguaggio e naturalmente per il plot del romanzo, incentrato sui post riguardanti il Plaxxen e, parallelamente, sulla vicende private di Zio Pep. Ma si tratta in ogni caso di una lettura multitasking, perché la vicenda Plaxxen è un manifesto contro le grandi e faraoniche campagne pubblicitarie, che infiocchettano aria fritta per rivenderla come fosse oro colato e uno sfottò nei confronti del popolo bue che, pur di seguire la moda, crede a tutto ciò che gli viene detto, compra tutto ciò che gli viene offerto, facendo aumentare in maniera esponenziale quell’effetto suggestione che poi è l’anima del commercio. Il collutorio Plaxxen diventa quindi uno dei tanti simboli di noi consumatori pecoroni, che della pubblicità siamo schiavi e che amiamo ostentare poi il prodotto acquistato, che sia libro, pietanza, gioiello o carabattola. Su un altro piano, c’è poi il racconto della vicenda personale di Zio Pep, della sua forzata latitanza nei confronti di un figlio disabile, che vorrebbe proteggere e difendere dal mondo intero, e della sua vita apatica al limite dell’inutilità, se non ci fosse la pseudo inchiesta che col suo blog sta portando avanti. La scrittura è scorrevole e lo stile particolare. I personaggi somigliano sempre a qualcun altro, hanno nomignoli che ben li dipingono nel nostro immaginario. Sono macchiette un po’ tristi e malinconiche che, alla fine, a grandi linee ci rappresentano tanto nel nostro essere società di consumatori compulsivi.