1947. Ralph si stabilisce nella casa di famiglia dopo la morte prematura dei genitori. I vicini del decoroso quartiere di classe media lo osservano con sospetto: sembra più vecchio della sua età, ha un’espressione ambigua che la signora Meers definisce “gentile e comprensiva” mentre altri la trovano solamente irritante. La situazione inizia a degradarsi: l’auto viene venduta, c’è un via vai di animali domestici, il giardino s’ingiallisce. Ralph passa molto tempo in garage a eliminare ragnatele e viene visto consegnare un ragno alle formiche. Ubriaco, dice alla signora Langley che l’umanità non sarà moderna finché la gente non imparerà a defecare e accoppiarsi in pubblico. La casa diventa ritrovo di personaggi variegati: donne robuste e/o magre, trasandate e/o anziane entrano ed escono a tutte le ore. Il signor Meers, esasperato, innaffia il giardino di Ralph senza che nessuno reagisca, tranne un uomo dall’aspetto orribile che esce solo per controllare e poi rientra. Di notte spesso uomini fanno a botte nel cortile ma quando arriva la polizia tutti rientrano in casa ed evitano l’arresto. Improvvisamente un giorno la situazione cambia radicalmente: gli ospiti scompaiono, rimane solo una donna inglese giovane e ordinata di nome Lila. Ralph riprende a lavorare, esce in tuta alle 7.15, innaffia il giardino, diventa più socievole. Il vicinato apprezza il cambiamento, anche se nota l’odore di whiskey nell’alito di Lila. Ma gli ospiti bizzarri alla fine tornano, seppure gradualmente. Lila diventa furiosa mentre Ralph ci ride sopra… La ex moglie arriva il giorno dopo il suo corso di scrittura creativa, in stato confusionale, come drogata. Schiaffeggia la bambina per il caffè rovesciato, poi si piazza al telefono. L’uomo, appena uscito dall’ospedale e ancora debole, le chiede di bollire delle patate. Lei si blocca fissando la pentola nel lavandino come fosse una visione. Gli consegna riviste del Partito Comunista con articoli sulla moralità contemporanea e la superiorità dei neri. Lui sfoglia il materiale, commenta ironicamente un pezzo che esalta le caratteristiche fisiche dei neri. Lei risponde che lui dovrebbe essere esperto di bianchi, non di neri. Racconta di aver conosciuto un ragazzo nero con capelli bellissimi. Gli chiede se si è registrato per votare e lo informa che Dorothy Healey si candida come ispettore delle tasse. Deve andare via perché la bambina va a letto alle sette e lei deve ascoltare la KPFK, stazione radio che ha letto una sua lettera. L’uomo le guarda allontanarsi, riflette sulla rigidità del modo di camminare della ex moglie, sui suoi occhi folli e sui suoi capelli ormai grigi. Pensa a come lei e i suoi amici scrittori si riuniscano regolarmente per complimentarsi reciprocamente delle proprie poesie, imbrogliandosi a vicenda nella loro solitudine. Non crederanno mai che la sua riservatezza serviva solo a salvare se stesso e a capire chi fossero davvero loro e i suoi presunti nemici. Trova bello essere solo e lentamente inizia a lavare i piatti… Hank ha mal di testa da una settimana e mezza per una serie di colossali doposbronza. È Lou che lo rifornisce di vino. Lavorano saltuariamente caricando treni merci. Una sera Lou parla della sua ragazza: corpo e tette magnifiche, giovane, ma sempre ubriaca e incapace di pagare l’affitto. È finita in cantina, dove mettono gli inquilini morosi. Lou se ne va e Hank compra una bottiglia di whiskey. Scende in cantina, bussa all’unica porta. La ragazza apre in mutandine, reggipetto e négligé trasparente, gli urla di andarsene. Lui tira fuori la bottiglia. Lei abbassa il tono. Hank le toglie il reggipetto, la bacia, le sfila le mutandine e ci passa la notte facendo l’amore tre volte. Una sera, qualche giorno più tardi, da Lou Hank chiede se vede ancora la sua ragazza. Lou risponde che l’hanno sbattuta fuori dalla cantina, non la trova più da nessuna parte, si sente malissimo. Hank dice di capirlo. I due bevono in silenzio dedicandole un brindisi…

Pubblicata postuma nel 2015 a cura di David Stephen Calonne, questa antologia dal titolo hemingwayano rappresenta un importante contributo alla comprensione dell’opera narrativa breve di Charles Bukowski. La raccolta attinge principalmente dalla serie di racconti che Bukowski scrisse per la rubrica “Notes of a Dirty Old Man”, serializzata in pubblicazioni come “NOLA Express” e “L.A. Free Press” dal 1967 al 1976 e per questo presenta una significativa eterogeneità compositiva. Il materiale spazia da lavori auto-illustrati e inediti del 1947 fino a contributi per riviste per adulti degli anni Ottanta come “Oui” e “Hustler”, l’ultimo sussulto di una tradizione letteraria iniziata negli anni Cinquanta e Sessanta, quando le riviste erotiche più audaci erano aperte ai contributi di scrittori affermati. Dal punto di vista stilistico e tematico, l’opera si concentra su quello che potrebbe essere definito il momento di collisione tra forze imperfette – che si tratti di amanti ubriachi che si aiutano reciprocamente a sopportare una notte fredda o di un uomo abbattuto che riconosce uno spirito affine nel volto nodoso di un maiale. Bukowski riconosce le innumerevoli imperfezioni dell’umanità, e tuttavia nei tentativi strazianti dei suoi personaggi degradati di trovare conforto in un mondo gestito metà dall’odio e metà dalla paura, emerge un sottile trionfo, se non altro nel loro rifiuto di arrendersi e morire. La prosa bukowskiana manifesta in questa raccolta una versatilità narrativa raramente riscontrabile in altre antologie di sua narrativa breve. In più di un racconto, la narrazione in stile hard-boiled rivela l’amore dell’autore per scrittori noir d’epoca come Mickey Spillane, mentre altrove Bukowski costruisce violente storie western nelle quali sovverte il classico tòpos dello straniero che arriva in città. La componente speculativa e distopica emerge con forza in alcuni pezzi particolarmente incisivi, tra cui spicca una febbrile visione post-apocalittica che immagina le conseguenze di una presidenza del candidato pro-segregazionista George Wallace. Altri racconti d’altro canto seguono il consueto canovaccio licenzioso che in generale si associa al nome di Charles Bukowski. Si tratta di vicende dissolute per larghi tratti misogine o quantomeno sessiste a leggerle oggi, che però vanno contestualizzate storicamente, socialmente e culturalmente: ai tempi in cui furono scritti, questi racconti erano perfettamente inseriti nel panorama della controcultura americana, a nessuno sarebbe venuto in mente di considerarli retrogradi. Letta in questa luce, questa raccolta può essere vista non solo come le autoironiche “note di un vecchio sporcaccione”, ma come racconti di un iconoclasta che, molto simile agli artisti dei fumetti underground e alle band punk rock della fine degli anni Settanta, ha condotto una guerra contro tutto ciò che era supposto essere “decente” e convenzionale per arrivare alla intima granulosità dell’esperienza umana.