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La Cantadora

lacantadora

Estate 1989. La madre gli rivela per la prima volta il nome scelto per la bimba che porta in grembo, lo stesso della loro antenata, nota come la Cantadora. Una donna con la voce di una dea e fama di essere una fattucchiera. Colpito dai racconti della madre, Giovanni attende la nascita di sua sorella immaginando la donna leggendaria abituata a viaggiare in calesse, armata di pistola e pronta a esibirsi di festa in festa. Sua madre lo sa, un giorno lui scriverà un libro sulla loro antenata. Purtroppo il destino prende altre vie e così sua sorella riesce a nascere e per poco non perde sua madre. Anni dopo si ritrova tra le mani un album di vecchie foto, una lo ritrae con addosso un costume da giullare e alle sue spalle una figura nera, spettrale. È inevitabile ripensare alla sua antenata. Durante la notte si sveglia all’improvviso, nella camera avverte profumo di rose e percepisce una presenza, forse è davvero un suggerimento per scrivere una storia. La leggenda della Cantadora è nebulosa, pochi la conoscono, di lei non si vuole parlare. È un tabù. A casa custodiscono una valigetta scolorita che contiene un registratore a cassette e un quaderno con la grafia di sua madre, su ogni pagina una data e annotazioni che riportano le testimonianze degli anziani parenti. È evidente che la storia della Cantadora rappresenta per lei qualcosa di importante, al punto da sforzarsi di raccogliere materiale sulla sua vita e scegliere per la figlia mai nata il suo nome. Candida Mara, la Cantadora, nata a metà dell’Ottocento, si è sposata a diciannove anni e ha perso un figlio nato prematuro, forse per una depressione post partum viene chiamato un esorcista. Candida è alta, longilinea, dai lineamenti sottili, mento a punta, neo sulla guancia. Veste di nero, indossa una giacca e una gonna plissettata col grembiule di broccato, calza stivaletti neri. Rimasta vedova, inizia a viaggiare per l’isola armata di pistola, per esibirsi nelle gare di chitarra riservate agli uomini (quella dei Mara è una famiglia di artisti). Negli anni successivi sposa un ricco allevatore di cavalli e di lei non si sa più nulla. Persino la data della sua morte è sconosciuta…

Dati reali, testimonianze, documenti e tanta immaginazione, questi gli elementi che portano lo scrittore Vanni Lai (Osilo 1983) a restituire concretezza a una figura misteriosa e inafferrabile, di cui è impossibile persino trovare un’immagine. Ricostruire la vita di un’antenata che suscita sia ammirazione che vergogna non è facile, di lei si parla mal volentieri, con timore e col passare degli anni i ricordi scompaiono, gli anziani che ne sono i custodi lasciano questa vita e i fatti si trasformano in leggenda. “Donna, il tuo canto è come un fiore nato / su l’orlo d’un abisso senza sole; / è come un pianto che non ha parole / d’amore e di dolore avvelenato…”, è Antonio Sforza, un poeta pugliese, a dedicare a Candida Mara (Nulvi 1877 – Sassari 1927) questi versi nel 1923, dopo averla sentita cantare durante una delle sue esibizioni. La Cantadora attira le attenzioni di tutti, ci sono uomini che la disprezzano e sono gelosi del suo talento, uomini che cadono in estasi a sentire la sua voce, inevitabilmente ci sono anche donne che la odiano, la considerano una peccatrice, una che ruba i mariti e si comporta in modo indegno. Come gestire una così? Rivolgersi al prete, servirsi di esorcismi e la minaccia di finire internata in manicomio sembrano i mezzi necessari, ma sfidando le regole sociali, l’emarginazione e mettendo a rischio la propria vita, la Cantadora non rinuncia a seguire la sua strada e fino alla fine non tradisce la propria natura. Autore di numerosi racconti pubblicati su diverse riviste e per due volte candidato al Premio Italio Calvino, Lai ha collaborato anche con varie testate giornalistiche sarde, con la storia di Candida in questo romanzo d’esordio, racconta sia una parte di sé e della propria famiglia, sia uno spaccato della Sardegna, con i suoi costumi, l’arte musicale dei cantadores (uomini che si esibivano nel canto monodico con l’accompagnamento della chitarra) e la rottura degli schemi sociali. Nonostante le difficoltà nel condurre le sue indagini, non si è tirato indietro e nel romanzo paragona il suo approccio a quello del giovane eroe di Stevenson, anche la sua curiosità “funzionava ancora come quella di Jim Hawkins al pensiero di incontrare il suo Long John Silver”. Leggendo il romanzo è evidente che Lai, a modo suo, abbia finalmente incontrato la sua leggendaria antenata.