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La canzone di Achille

lacanzonediachille

Quando Menezio di Opunte, “re figlio di re”, ha preso moglie, si è assicurato soltanto che la sacerdotessa confermasse che la quattordicenne scelta, figlia unica e quindi erede delle fortune di suo padre, fosse feconda. Presto si accorge che è debole di mente e così, quando partorisce un figlio maschio, glielo strappa subito per affidarlo alla levatrice. Ma il piccolo Patroclo – il cui nome significa “onore del padre” – è destinato a deluderlo: “Piccolo e sottile. Non ero veloce. Non ero forte. Non sapevo cantare”. Quando ha cinque anni, re Menezio ospita i giochi e, per parteciparvi, arrivano uomini da terre lontane. È allora che Patroclo lo vede per la prima volte, i lunghi capelli “che splendono come miele al sole e tra le ciocche uno scintillio – la sottile fascia d’oro dei principi”. È il giovanissimo Achille, figlio di Peleo, ed è sul suo capo che viene posta la ghirlanda di foglie che spetta al vincitore. Menezio osserva l’orgoglio di suo padre, signore di un regno più piccolo del suo; poi si volge a Patroclo e dice: “È così che dovrebbe essere un figlio”. Tra i suoi pochi ricordi dell’infanzia ce n’è un altro, il viaggio a Sparta, quando suo padre decise che, nonostante fosse ancora un bambino, si sarebbe presentato come pretendente con altri principi e re alla corte di re Tindaro; tra loro sarebbe stato scelto il marito per sua figlia Elena. In quella occasione conobbe uomini le cui gesta erano cantate dai poeti: Filottete, che era stato amico di Eracle, Idomeneo dagli occhi dipinti e re di Creta, il gigantesco Aiace figlio di Telamone, Odisseo dalla lingua tagliente, gli Atridi Agamennone e suo fratello Menelao che sarebbe stato il prescelto. Prima della decisione fu fatto un giuramento solenne, tutti i presenti avrebbero difeso il marito di Elena da chiunque avesse provato a strappargliela. Ma il ricordo più doloroso dell’infanzia di Patroclo riguarda il terribile incidente che a lungo avrebbe perseguitato le sue notti, quando senza volerlo uccise un ragazzo che lo aveva provocato. Menezio decise di mandarlo via, in esilio a Ftia presso re Peleo, che nel suo palazzo accoglieva ragazzi esuli come lui. Dopo cinque anni dalla prima volta, dunque, Patroclo rivede il ragazzo biondo dagli occhi verde scuro, “i lineamenti delicati come quelli di una ragazza”, e ben presto capisce che tutti gli altri ragazzi fanno a gara per entrare nelle grazie del giovane principe. Ma lui, gentile con tutti, non concede la sua attenzione a nessuno in particolare, al mattino si allena da solo e non con gli altri e suona la cetra in camera sua. Una sera, a cena, gli occhi di Achille incrociano quelli di Patroclo. È l’inizio di una profonda amicizia. Dopo qualche giorno, il principe annuncia a suo padre Peleo di aver scelto Patroclo come Therapon, “un compagno d’armi legato a un principe da un giuramento di sangue e d’amore”. Insieme, dai tredici anni, passeranno gli anni più felici delle loro vite sul monte Pelio, addestrati dal centauro Chirone; sempre insieme nonostante l’odio della ninfa Teti, madre di Achille, nei confronti del giovane mortale che lui ha scelto come compagno; insieme quando l’amicizia diventerà qualcosa di diverso e più profondo, insieme quando saranno reclamati antichi giuramenti e i venti di guerra li raggiungeranno. Insieme quando la profezia che riguarda il Pelide si avvererà e le Moire verranno a reclamare quello che spetta loro…

Madeline Miller – bostoniana, classe 1978, docente di latino e greco nei licei americani – esordisce come scrittrice nel settembre 2011 con questo romanzo, la cui stesura ha richiesto dieci anni, la stessa durata della guerra di Troia. Il libro vende molto bene e finisce presto nella classifica del “New York Times”, viene tradotto in venticinque lingue e in Italia arriva due anni dopo. Ha raccontato Fabio Ferlin di Marsilio: “Per questo decidemmo di stamparlo in 10mila copie. […] Quella di Patricia Chendi – l’editor di Sonzogno che nel 2013 ne ha proposto la pubblicazione – è stata una scelta di valore che ha portato in catalogo un ottimo titolo. È questa l’unica premessa che può sostenere un successo lungo quasi dieci anni”. Infatti il romanzo ha continuato a vendere quasi costantemente, diventando di fatto un long seller, e da qualche tempo è tornato alla ribalta, pare sull’onda di un video di un giovane book influencer americano su TikTok, e oggi è un titolo di culto tra i più giovani. Tutto sommato non ci sarebbe niente di troppo strano, se non si trattasse di una storia tra le più antiche e conosciute di tutti tempi. Madeline Miller, fin dai tempi dell’università affascinata dalle figure di Achille e Patroclo, il cui legame ha suscitato discussioni dall’antichità, sceglie di raccontare la loro storia da un punto di vista inedito e inusuale. È infatti Patroclo, in prima persona, che inizia a narrare a partire dai pochi ricordi d’infanzia, per arrivare a quando ha conosciuto il principe di Ftia, un punto di vista umanissimo che coincide col grande desiderio del narratore, che l’autrice fa suo, ovvero far sì che Achille non sia conosciuto e ricordato soltanto per il numero di uomini che ha ucciso, per l’abilità nel combattere, ma anche per le sue doti umane, per l’amore di cui era capace, per la sua sincerità, per l’incapacità di mentire, per l’ingenua fiducia nei confronti di chiunque. È un ritratto che nasce dalle parole di un innamorato, di quel ragazzino schivo e timido ripudiato da suo padre che il giovane Achille nota tra tutti e che sceglie come compagno d’armi, legato da un “giuramento di sangue e d’amore”, e chiama therapon (stessa radice del verbo greco θεραπεύω, che significa anche “mi prendo cura”). Patroclo è l’unico che lo conosce davvero, che conosce la sua anima delicata, la sua grazia innata. È lui che può raccontare di come Achille ripetesse spesso che non aveva un motivo per uccidere Ettore, perché non gli aveva fatto niente. Fino a che il momento voluto dal destino non è arrivato, fino a che il volere degli dei si è compiuto e la profezia, terribile e gloriosa, non si è avverata. Fino a che non ha dovuto placare la sua sete di vendetta e il suo dolore per la morte di Patroclo. Della guerra di Troia non c’è un racconto vero in questo romanzo, non ci sono descrizioni di battaglie; non è questo, appunto, che a Patroclo (e a Miller) interessa raccontare. Ci sono invece gli anni felici trascorsi con Chirone, Achille ad addestrarsi nell’arte della guerra, Patroclo affascinato dalla medicina che pratica il centauro, e ci sono quelli della guerra, certo. Dieci anni trascorsi insieme, in una rivisitazione in chiave moderna e umana, delicata e allo stesso tempo appassionata. Questo romanzo è una storia di amicizia, di amore, di ideali, di miti, di guerra, in un’atmosfera evocativa e intrigante. Per usare le parole bellissime di Maria Grazia Ciani, riportate nella quarta di copertina, Miller “rievoca la storia d’amore e di morte di Achille e Patroclo, piegando il ritmo solenne dell’epica alla ricostruzione di una vicenda che ha lasciato scarse ma inconfondibili tracce: un legame tra uomini spogliato da ogni morbosità e restituito alla naturalezza con cui i Greci antichi riconobbero e accettarono l’omosessualità”. Per inciso, però, occorre dire che appare fuori luogo l’inclusione del romanzo nella cosiddetta letteratura LGBT, come per altro la definizione recente di Young Adult, nonostante sia certamente perfetto anche per i ragazzi più giovani. Un velo pietoso sugli osceni parallelismi che qualche lettore, probabilmente scusabile per età, ha osato con la coppia Bella Swan e Edward Cullen della serie Twilight. E non storcano il naso neppure i puristi, per una volta, perché chi conosce l’Iliade si accorge del rigore storico, anche nella descrizione dei luoghi e dei personaggi, e della conoscenza delle fonti - Omero, Eschilo, Sofocle, Apollonio Rodio, Platone, Virgilio. È come se l’autrice, rispettosa del riferimento epico al poema omerico, abbia voluto colmare le parti mancanti con libere integrazioni e delicate ricostruzioni di ciò che non è detto - come è giusto del resto - nell’epica, in un mix armonioso ed elegante. Come nel suo secondo successo Circe del 2018, la prosa è fluida e scorrevole, “leggera e sensuale” è stato giustamente detto, anche con sfumature liriche mai sdolcinate o fuori posto, nonostante, forse, la traduzione non sempre esemplare. La canzone citata nel titolo si riferisce ovviamente a Patroclo, è lui che canta per tutto il romanzo il suo canto d’amore, intenso e toccante, emozionante, appassionato, persino commovente. Finanche la ninfa mutaforma Teti, sulla tomba del suo figlio adorato, non può che chinare il capo davanti a quell’amore assoluto e a quel legame eterno. È interessante leggere cosa ha scritto “Vogue” sul romanzo, “Rovistando tra gli antichi testi greci, La Miller ha creato un retroscena seducente che aggiunge complessità all’avventura virile cantata da Omero”, tanto per ricordare che spesso possono esserci diversi livelli di lettura di un testo, anche a seconda del background culturale e dell'età di chi legge, e non è quindi assolutamente il caso di parlare di Harmony gay, come pure si è detto. Una visione più pop quella de “The Indipendent” che scrive, “Madeline Miller ha trasformato la più famosa epopea di guerra in una storia viva, emozionante e sexy”. La canzone di Achille, che ha ottenuto nel 2012 il prestigioso Orange Prize, noto anche come Women’s Prize for Fiction, è consigliato a tutti, non importa se magari poi apparterrete a quella minoranza di lettori che non lo ha apprezzato, cosa che naturalmente può succedere. Perché è assai più probabile che vi troverete davanti a uno di quei casi in cui conosci già la storia e vorresti finisse, per una volta, diversamente, sai benissimo cosa accadrà ma fingi fino alla fine che potresti anche sbagliarti. L’hai letta e studiata mille volte ma mille volte mente leggi speri sia un’altra storia. Poi, chiudi il libro sull’immagine di due ombre che si ritrovano nell’oscurità dell’Ade, si tengono per mano e diventano luce per l’eternità, mentre ti asciughi furtiva una lacrimuccia.