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La carezza della memoria

La carezza della memoria

Il silenzio di Roma è inquietante da quando si è obbligati a stare in casa per il virus e l’assenza di vita nelle strade rende la capitale quasi finta, un grande set senza attori e pure poco illuminato. Molte persone approfittando della quarantena hanno deciso di riordinare le foto. Così si propone di fare anche Carlo Verdone. Soprattutto vuole metter mano a quello scatolone sull’ultimo ripiano dell’armadio che è lì ormai da una decina di anni, da quando, cioè, il suo compianto segretario Ivo ce l’ha lasciato, scrivendo sul cartone “Fotografie sparse (da riordinare)”. E quello che Carlo trova è tutto un mondo da riscoprire tra bianco e nero, polaroid, lettere piegate, rubriche telefoniche, piccole scatole. C’è anche qualche santino. E tutte le tracce di un’esistenza intera, nel bene e nel male, tra sorrisi o malinconia. Ogni situazione riportata alla luce è un cassettino della memoria che si apre, rivelando un contenuto vissuto e preziosissimo. Il colore dei ricordi può sbiadirsi nelle foto, ma di certo non nella memoria di chi decide di ricordare. Come quella volta, da bambino, in stazione, con l’eccitazione di poter osservare un locomotore da vicino. Beh, sì, lo fa ogni volta che può e il macchinista è sempre un eroe per il piccolo Carlo che addirittura, se gli è possibile, lo rende destinatario delle sue domande curiose, finché i suoi genitori non lo portano all’interno del vagone e dello scompartimento a loro destinato. E pure qui c’è la meraviglia per le poltrone rosse con i poggiatesta bianchi e quella grande pulizia che permette all'odore della canfora di aleggiare ancora nell'aria, fino a sparire a causa delle prime sigarette accese dai viaggiatori. La passione per i treni comincia da qui, al punto di avviare una collezione dei costosi trenini marca Marklin e soprattutto mettere insieme una conoscenza profonda di tutti i locomotori italiani dal 1950 in poi e non solo di quelli...

A nove anni dalla precedente esperienza, Carlo Verdone torna a fare i conti con i ricordi e lo fa con tale delicatezza che sembra quasi di vederlo alle prese con questa scatola magica, mentre sorride e guarda lontano, riportando alla memoria episodi e persone, incontri e avventure. Un esercizio che dovremmo fare tutti, perché alla fine è utile anche per far pace con alcune situazioni del nostro passato che non ci sono mai andate giù e che, se pure apparentemente non le ricordiamo, sono sempre lì a farci mancare la terra da sotto i piedi! Quanti cassettini della memoria deve aver aperto Verdone, prima bambino, poi studente universitario, poi debuttante o affermato regista e attore e quindi ovunque riconosciuto e “disturbato” dai suoi fan. Il lettore sembra essere quasi uno spione che scruta ciò che è successo nell’arco di una vita da quello spiraglio che è rimasto aperto dall’accesso ai ricordi, anche se poi ci si rende conto che è la volontà di Carlo condividere quei ricordi, che lui ci permette di essere qui e non stiamo assolutamente spiando nascosti da qualche parte, ma anzi ce ne stiamo comodamente seduti in poltrona a osservare il Carlo nazionale mentre pesca dalla scatola, sorride, collega le sue memorie e ce ne parla. L’uomo arguto e ilare è sempre lì in agguato, ogni volta è capace di farci scappare una risata, ma non è un caso isolato quando Verdone ci mostra un sé più timoroso, timido quasi, malinconico, in preda ai suoi pensieri più profondi. Verrebbe da dire “più umano”, se non fosse che la conoscenza dell’umanità è la sua forza e quindi lo è sempre, in ogni sua espressione, nel bene e nel male. E allora non possiamo che farci guidare e vivere emozioni e avventure di un passato intenso e speciale.