Salta al contenuto principale

La casa dalla porta dorata

La casa dalla porta dorata

Pompei, 75 dopo Cristo. Gaia Plinia Amara, liberta: sono questi i suoi nuovi nome e titolo, e pronunciandoli tra sé e sé prova le medesime sensazioni vissute nel momento della sua liberazione. Emozionata. Incredula. Straziata. Sì, perché praticamente in quello stesso istante la sua migliore amica Didone stava morendo dopo essere stata accoltellata al posto di Felicio. Quel bastardo di Felicio, il proprietario del lupanare dove fino a pochi mesi prima Amara viveva e lavorava insieme a Didone, Cressa, Vittoria e Berenice, tutte schiave di quell’uomo maledetto. Di notte ancora le appare malefico nei suoi incubi, facendole rivivere gli anni di schiavitù, le violenze e i soprusi subìti, e rendendole amari anche i giorni più spensierati della sua nuova vita. Ma ora è libera, libera di passare il tempo come più preferisce, di vivere in una splendida casa e di far dipingere sulla parete che circonda il peristilio la sua adorata Didone nei panni della dea Diana che osserva Atteone trasformato in cervo e divorato da cani famelici. E Amara sa perfettamente chi rappresenta quel miserabile ai suoi occhi. La sua nuova vita però è solitaria: nonostante tutto le mancano le sue amiche. Rufo, il suo patrono e amante, non viene a trovarla spesso come vorrebbe. Trascorre la maggior parte del tempo all’interno della casa in compagnia dell’ancella Marta, schiava ebrea catturata a Masada, Juventus, il guardiano, e Filone, il famiglio di Rufo, l’unico che possa anche solo lontanamente avvicinarsi a una figura amicale. Ma è solo quando Fabia, la vecchia galoppina del lupanare ed ex prostituta lei stessa, va a trovarla e le racconta di quanto Felicio sia diventato ancora più malvagio con Vittoria, che Amara prende la sua decisione: deve riuscire a comprare la sua amica e a regalarle la libertà. Glielo deve. Anche se questo significa indebitarsi fino al collo con quell’uomo maledetto e mentire spudoratamente a Rufo, rischiando tutto quello che ha. In fondo, se adesso è libera e, soprattutto, viva, lo deve solo e soltanto a Vittoria...

La casa dalla porta dorata è l’atteso secondo capitolo della trilogia dell’autrice inglese Elodie Harper. Proseguono le avventure di Amara iniziate ne Le lupe di Pompei: in questo volume è finalmente libera e non più assoggettata alla vita da prostituta presso il lupanare cittadino. Ma fin da subito si percepisce come questa condizione di “liberta” sia fortemente caratterizzata dall’assenza dell’accento sulla A finale della parola “libertà”. I liberti dell’antica Roma, infatti, continuavano ad avere un forte assoggettamento nei confronti del loro ex padrone, nonché una limitata capacità giuridica rispetto ai nati liberi, sebbene molti di loro potessero comunque accumulare una discreta fortuna nel corso della vita. Amara, però, non fa parte di questa categoria e si ritrova incastrata nuovamente in una condizione di semischiavitù nei confronti del suo patrono e amante, Rufo. Proprio il personaggio di Amara, già amato in Le lupe di Pompei, prosegue nel suo cammino di maturazione e crescita interiore. Dovrà affrontare il paradosso di ritrovarsi quasi a vestire i panni del suo ex padrone, Felicio, riuscendo comunque a mostrare la differenza tra di loro grazie alla sua natura di donna forte e generosa. Anche le altre sue ex compagne, lasciate nell’ultima pagina del precedente capitolo della saga, Vittoria, Berenice e Britanna, appaiono qui sotto una luce completamente nuova. È soprattutto quest’ultima, la guerriera albionica, a stupire il lettore fin quasi dalla sua prima entrata in scena. Il linguaggio della Harper si conferma vincente nella sua scelta di avvicinarsi a quello della modernità, evitando come sempre di scadere nell’eccessiva volgarità e di mostrare la reale violenza a cui le donne vengono sottoposte. L’ambientazione, allo stesso modo, rimane sublime: gli ambienti privati, la città di Pompei e, soprattutto, le festività che scandiscono le cinque parti in cui è suddiviso il libro sono descritti in modo così particolareggiato da farle vivere quasi in prima persona a chi legge. In conclusione, La casa dalla porta dorata è un ritorno che soddisfa decisamente le aspettative nate con il primo volume della serie e non fa che accrescere ancora di più il desiderio di potersi dedicare al più presto al capitolo conclusivo.