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La casa dei fantasmi

La casa dei fantasmi

Immaginate un nobiluomo di mezza età, invitato a cena in una enorme casa piena di enormi camini. È il periodo di Natale. Gli ospiti sono tanti, i cibi e le bevande squisiti, si sta in allegria fino a tardi, fino a che non viene l’ora di andare a dormire. La stanza assegnata al nobiluomo è vecchissima, con le pareti tappezzate di arazzi. Nel cuore della notte, la porta si spalanca ed entra nella stanza una giovane donna dal pallore mortale e dai lunghi capelli biondi, con gli abiti tutti bagnati, che scivola silenziosamente accanto al fuoco, si siede su una seggiola fregandosi le mani per il freddo. Il nobiluomo è sveglio, nel letto, terrorizzato. La giovane donna si alza, ha al fianco un mazzo di chiavi arrugginite e prova ad aprire tutte le serrature della stanza, ma nessuna corrisponde. Infuriata, esce. La mattina dopo il nobiluomo racconta la terribile visione notturna al padrone di casa, e costui gli racconta una storia molto triste… In una certa stanza di una certa dimora di campagna nella quale un certo gentiluomo si è ucciso sparandosi un colpo di pistola, il sangue si rifiuta di sparire dalle assi dell’impiantito. Non serve a nulla raschiare, piallare, strofinare, scrostare: le macchie di sangue restano sempre lì… Una nobildonna si reca in visita in un casa vasta e isolata delle Highlands scozzesi: stanca per il lungo viaggio, si ritira presto e la mattina successiva a colazione esclama tra il serio e il faceto: “Che bizzarria dare una festa così tardi la scorsa notte, e per giunta senza avermelo detto! Tutta la notte le carrozze non hanno mai smesso di rintronare sul pavimento del terrazzo sotto la mia finestra”. A quelle parole i proprietari della casa impallidiscono e si fanno il segno della croce, perché nella tradizione di quella famiglia udire quel misterioso rumore di carrozze notturne è presagio di morte…

Charles Dickens non disdegnava le ghost-story e alcuni suoi racconti fantastici – non occorre qui ricordare Canto di Natale, per esempio – sono celebri e celebrati. “Anzi, il suo interesse per le cose soprannaturali in generale era tale”, scrisse il suo primo biografo, John Forster, “che se non fosse stato per la forte influenza del senso comune, egli sarebbe potuto cadere nelle follie dello spiritismo”. La maggior parte delle opere di carattere gotico o fantastico firmate da Dickens, comunque, videro la luce su riviste da lui stesso dirette, soprattutto in numeri speciali natalizi. Evidentemente lo scrittore inglese riteneva che l’atmosfera tipicamente natalizia (il caminetto, la neve, l’albero di Natale, l’oca ripiena, le castagne – un’estetica creata peraltro nell’Ottocento e al cui affermarsi contribuì non poco lo stesso Dickens) fosse particolarmente adatta alle storie di fantasmi. Sono qui raccolte ghost-story apparse sul numero di dicembre 1850 (Racconti d’inverno) e di febbraio 1858 (Occhio agli spiriti!) del settimanale “Household Words” e sul numero speciale natalizio 1859 della rivista “All the Year Round”, il famoso fascicolo “concept” The Haunted House, una chicca per i collezionisti (La casa dei fantasmi). Come fa giudiziosamente notare Malcolm Skey nella sua prefazione al volume, non si tratta di tipici racconti di fantasmi: troppo ironici, troppo increduli, troppo parodistici. Non è certo in queste pagine che troverete paura e orrore, neanche nell’accezione vittoriana di tali termini. Si tratta piuttosto di un divertissement affettuoso, l’omaggio di un lettore di ghost-story alle atmosfere che lo intrigano ma dalle quali vuole mantenere un certo distacco come autore, quasi a non voler confondere il suo pubblico.