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La casa del nespolo

La casa del nespolo

Mihori trattiene a stento le lacrime. Dovrebbe essere elettrizzata: da lì a due giorni inaugurerà il salone di parrucchieri che ha deciso di avviare con il marito Yuzuru, eppure c’è qualcosa che non va. Proprio il marito, infatti, non è lì ad aiutarla con gli ultimi preparativi, ma è corso al salone di parrucchieri di famiglia per sostituire il fratello che si è infortunato a una mano. Perché Yuzuru deve sempre anteporre i bisogni della famiglia d’origine a quelli della famiglia che sta costruendo con lei? Eppure si sono impegnati così tanto: hanno cercato il quartiere più adatto per la loro nuova attività e hanno comprato una grande casa a due piani, il primo dei quali da ristrutturare e dedicare al salone, dando fondo a tutti i loro risparmi, ma sembra che le cose stiano partendo con il piede sbagliato. Che sia colpa del nespolo in giardino? Un operaio che aveva partecipato alla ristrutturazione, infatti, le aveva detto che è una pianta che porta sfortuna. Se le cose stanno davvero così, l’unica soluzione è liberarsi del nespolo. Ma come fare? Ormai è una pianta di più di vent’anni, non sarà facile sradicarla. Magari si può cominciare tagliando qualche ramo. Ecco quindi che sale sulla scaletta e comincia a far scorrere la sega, ma il ramo si dimostra un avversario ostico, tanto che a un certo punto la sega resta bloccata. Ce l’ha messa tutta, eppure anche in quel caso le cose non stanno andando come lei avrebbe voluto. È proprio in quel momento che la sua vicina le rivolge la parola...

Esistono davvero degli elementi “esterni” che ci impediscono di trovare la felicità? Già dalle prime pagine entriamo in contatto con uno dei temi principali di questo romanzo, che presenta, tornando a mano a mano indietro nel tempo, le storie di chi ha abitato la grande casa con il nespolo in giardino, tutti che hanno varcato la soglia con molte speranze per il futuro, ma che spesso hanno chiuso la porta dietro di loro con carichi di dolore. Non si tratta di storie speciali, bensì di nitide rappresentazioni di quei momenti bui che possono trovare spazio in tante famiglie e che, spesso, arrivano senza dare alcun avvertimento. Nelle stanze della grande casa scorrono quindi le vite di chi è stato tradito, ingannato, ferito, sfruttato, di chi cerca di accettare se stesso e di chi invece non si fa scrupoli davanti a nessuno. Altro aspetto che rende la narrazione ancora più vera è che la maggior parte di chi è arrivato nella casa per trovarvi un rifugio o da lì è fuggito è donna. Tema caro all’autrice - che nel 2016 ha vinto in patria un Premio di Letteratura scritta dalle donne per le donne - la riflessione sull’evoluzione, purtroppo limitata, del ruolo della donna nel tempo e sulle difficoltà che deve superare ancora oggi scorre sottile tra le righe, come a significare che non servono pomposi proclami, ma che bisogna agire nella quotidianità. Con uno stile semplice e lineare l’autrice ci ricorda che se si crede che una casa grande e bella possa proteggerci dai pericoli, è quanto succede all’interno della casa a definire chi saremo.