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La casa delle vedove

La casa delle vedove

È una giornata calda di dicembre, sembra un giorno perfetto, nessun problema all’orizzonte. È mezzogiorno, l’orario per iniziare a preparare il pranzo, fumare una sigaretta in terrazza o andare al mercato di corsa per trovare il pesce a prezzo ribassato. Nel “vecchio stabile anni Cinquanta posto nella via principale di una città come tante” i cinque appartamenti sono abitati da famiglie in cui mancano le figure maschili. Non ci sono padri, compagni, mariti o figli tranne uno, Simone, il figlio di Martina, che è autistico. Per uno strano caso del destino i capi famiglia sono tutti morti, per questo il palazzo è chiamato “la casa delle vedove”. D’altra parte, si sa che le donne vivono più a lungo. In effetti vedove lo sono tutte, seppur in tempi e modi diversi, e nessuna di loro si è risposata. Questo fatto desta curiosità, qualche malignità e i dovuti scongiuri. In altri Paesi non ci si scandalizza se gruppi di donne sole vivono in autonomia e anche in letteratura ci sono esempi di questo modo di vivere. Le donne di questo palazzo si sono sposate, innamorate e hanno creduto nella famiglia, ma il destino ha deciso diversamente, l’Ospite inopportuna, la morte, ha scelto per loro. Qualcuna ha figli, con le gioie e i dolori che ne conseguono. Qualche matrimonio è stato fortunato, qualche altro no. A guardarle da fuori non si può certo dire che sono amiche, tra loro solo rapporti di buon vicinato e educata cortesia, nulla di più. Qualche cosa però cambierà a breve per Rosa, Marta, Martina, Alessandra e Lucia: l’Ospite inopportuna farà visita a una di loro...

La casa delle vedove di Tinta, al secolo Anna Valentini, è un breve romanzo declinato al femminile. Le cinque donne che occupano gli appartamenti della palazzina hanno tutte in comune il sentimento della perdita e del lutto. Tutte però, seppur in modo diverso, cercano di andare avanti, di sopravvivere senza l’appoggio di compagni o mariti. Con un capitolo dedicato ad ognuna di loro l’autrice fotografa il vissuto precedente e l’attualità. Rosa abita lì da dieci anni, era sposata con Nico e ha una figlia – Alessia - con ambizioni di scrittrice. Marta è molto anziana, brusca di carattere e spesso urla. Ha poche possibilità economiche, il suo defunto marito Giovanni non è stato bravo a farsi rispettare nel suo lavoro di edile. È rimasta vedova a 37 anni e con fatica ha tirato su i figli. Martina è un’insegnante di lettere in pensione, ha messo su un club di lettura in casa sua e coltiva la sua passione per le lettere. Biagio, suo marito, morto di infarto, era ingegnere e lei economicamente non ha problemi. Dei quattro figli solo il più giovane abita con lei, Simone, perché affetto da sindrome dello spettro autistico. Alessandra è la vedova più giovane, ha 55 anni, è bionda, con un fascino discreto. La casa che ora abita da sola la condivideva con Domenico e loro figlia Adriana, è arredata come un museo. Piena di mobili antichi imponenti. Lucia è la più anziana del palazzo, dicono che somigli ad Alida Valli nonostante l’età. È la classica signora “bene”: suo marito Leonardo era presidente di un Ente pubblico e la vita mondana non le è mai mancata. Con lei c’è Amina, la badante mauriziana che la segue da tanto tempo, da quando suo figlio Giuseppe era appena nato. Il Prologo e il capitolo finale Scale danno la narrazione della storia, mentre gli altri capitoli presentano le signore. Se le vedove sono le fotografie, il filo che le lega a questi due capitoli risulta essere un po’ troppo sottile. Romanzi ambientati in una palazzina ce ne sono tanti, ma ne La casa delle vedove non troviamo la cruda vita de Il contagio di Walter Siti o lo sguardo di uno straniero di Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio di Amara Lakhous né tantomeno il corale aiutarsi in Le luci nelle case degli altri di Chiara Gamberale. Alla lettura lo stile è molto scorrevole e con una prosa non particolarmente ricca, pur trattando temi importanti e resilienti.