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La casa dell’uva fragola

La casa dell’uva fragola

Cabiaglio è un piccolo paese di montagna di seicentosessantacinque abitanti con una chiesa, una strada, una piazza, poche case e lavatoi. Tempo addietro ha ospitato un’importante manifattura di ceramiche, vi hanno abitato contadini, artigiani e nobili. Isidoro Fochi è il postino del paese e venerdì 11 giugno del 1915 dopo aver meditato nel bosco nella zona di Fontana Rossa - dove va sempre quando ha bisogno di pensare - prende una decisione che cambia il suo modo di lavorare e di vivere. È il giorno in cui suo figlio Mario, appena diciannovenne, decide volontariamente di partire per il fronte, non se la sente di restare a Cabiaglio, i suoi amici si sono arruolati e uno ad uno sono partiti e così comunica la decisione ai genitori una mattina davanti ad una grande tazza di latte e un piatto di polenta. E così Isidoro Fochi, postino di paese, dopo la partenza di mariti, figli, fratelli, nipoti, cugini diventa emissario di buona o cattiva sorte, portatore di informazioni, fotografie, missive. Così decide di cambiare il percorso che da anni fa ogni mattina, percorso che ogni abitante conosce a memoria tanto da poterci rimettere l’orologio. Adesso però ha deciso di cambiare metodo e sabato 12 giugno 1915 consegna ad Assunta Franchini una cartolina militare spedita a suo figlio Francesco dell’82° reggimento…

La casa dell’uva fragola è un luogo reale in Valcuvia, un posto amato dall’autore tra Varese e il Lago Maggiore, la sua seconda casa o forse la prima, visto il legame profondo che li unisce. La casa dell’estate, la casa delle vacanze, la casa della spensieratezza. Ma la casa dell’uva fragola è anche la casa della memoria dei nonni, dei racconti sulla guerra e la suggestione che hanno avuto tanto da innescare una ricerca partita dai registri parrocchiali che lo porta a ritroso nelle generazioni. Una storia di donne come nonna Ernesta e la sua casa dal grande portone verde dove si inerpica una rigogliosa pianta di uva fragola dalle radici forti come il suo carattere; come Francesca e il suo amore per un garibaldino o Ezechiella e suo marito Giovanni. Tante generazioni che si susseguono, tanti eventi, forse troppi, e tanti personaggi. Forse la voglia di non tralasciare nulla ha appesantito un po’ la narrazione, che si sarebbe prestata probabilmente alla scrittura di più di un romanzo.