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La casa nella nebbia

La casa nella nebbia

Kate Marshall fa un profondo respiro e si butta nell’acqua gelata. Torna in superficie un attimo e osserva il paesaggio roccioso dell’altopiano del Dartmoor, poi si lascia avvolgere di nuovo dalle profondità del bacino idrico. Jake, suo figlio, si è buttato prima di lei e smuove l’acqua sotto i suoi piedi, mentre le bolle d’aria salgono dall’erogatore. Kate gli fa un cenno con la mano, per indicare che è tutto sotto controllo e fa il primo piccolo respiro di ossigeno dalle bombole. Stanno nuotando a Shadow Sand e, a tredici metri di profondità, l’acqua ha una tonalità di verde piuttosto tetra. I due sub accendono le torce che hanno sulla fronte e, quando una gigantesca anguilla incrocia il loro spazio, Kate scatta all’indietro d’istinto, mentre Jake non batte ciglio, ma osserva affascinato l’animale che si avvicina alla sua testa, prima di sparire alla loro vista. Jake ha trascorso l’intera estate con sua madre e, durante i mesi di giugno e luglio, i due hanno preso lezioni di sub e si sono già avventurati in diverse gite subacquee. Kate si sta godendo questa complicità raggiunta con il figlio, che vive per gran parte del tempo con i nonni materni – che ne sono stati i tutori legali fino al suo sedicesimo compleanno, mentre Kate cercava di rimettere insieme i pezzi della sua vita – e lo hanno cresciuto davvero bene. Ora si trovano a venti metri di profondità e hanno raggiunto la cupola curva del campanile sommerso della chiesa. Jake estrae la sua macchina fotografica subacquea e scatta qualche foto. Kate, intanto, nota qualcosa che galleggia fuori da una delle quattro finestre del campanile. Si avvicina e la torcia illumina un paio di scarpe da tennis rosse. Appartengono al cadavere di un ragazzo: capelli scuri, jeans, una maglietta bianca strappata e, al polso, un orologio elegante. Ha gli occhi spalancati e il suo sguardo è di puro terrore…

È una scelta piuttosto coraggiosa e complessa quella di dar vita a un nuovo personaggio, affine a quello che lo ha preceduto – e che ha riscosso molto successo nei lettori – da un lato, ma anche tanto diverso dall’altro, in modo da brillare di luce propria, evitando il rischio di vivere all’ombra del precedente. Robert Bryndza – scrittore, attore teatrale e commediografo britannico, da tempo residente in Slovacchia, che si è conquistato una fama incredibile con il suo thriller d’esordio, La donna di ghiaccio, che in pochi mesi ha scalato le classifiche ed è stato tradotto in ventinove lingue – accetta la sfida senza timore e, dopo la detective Erika Foster, protagonista di diversi romanzi seriali, presenta al lettore l’ex poliziotta e professoressa di criminologia Kate Marshall (introdotta nel primo romanzo della serie, I Cinque cadaveri) e fa nuovamente centro. Kate è un personaggio intrigante e piuttosto articolato; è una donna, duramente colpita dalla vita e dal destino, che ha pagato un prezzo piuttosto elevato ma, dopo un periodo di difficoltà estrema, ha cercato di rimettere insieme i cocci di un’esistenza ferita e di ricostruirsi, soprattutto per tornare a essere elemento cardine nella vita del figlio. Ed è proprio mentre si trova insieme al figlio che, durante un’immersione, il corpo senza vita di un giovane, impigliato sotto la superficie del bacino idrico di Shadow Sands, sconvolge la sua ritrovata quotidianità e la spinge a indagare per far luce su una morte per annegamento che non la convince affatto, ma la porta anzi a pensare che la vittima possa essere solo l’ultima di una serie di morti e scomparse misteriose, legate alla brughiera e alla fitta nebbia che avvolge e nasconde ogni cosa. Un intrigante mosaico di bugie e segreti – resi ancora più credibili da una scrittura suggestiva e coinvolgente – capaci di lasciare con il fiato sospeso dalla prima all’ultima pagina; una vicenda ben costruita e ricca di dettagli che insinuano dubbi su molti dei protagonisti tanto da spingere il lettore a sospettare di chiunque; un’adrenalinica corsa contro il tempo alla ricerca di una verità scomoda ma necessaria; un romanzo che racconta i pregiudizi, l’omofobia, la violenza e la paura, ma anche il coraggio e il valore dell’amicizia.

LEGGI L’INTERVISTA A ROBERT BRYNDZA