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La Casa Russia

La casa russia

Estate 1988, Mosca. La primissima Fiera dell’Audio indetta dal British Council per la diffusione della lingua e cultura britannica, che offre ai cittadini sovietici – avidi di qualsiasi cosa arrivi dall’Occidente – “chicche” quali audiocassette di Winnie-the-Pooh o con lezioni d’Inglese per principianti, sta volgendo al termine in un’atmosfera di mestizia generale dopo cinque giorni. È in corso lo spartano cocktail riservato agli espositori, ma Niki Landau non è interessato a panini imbottiti, cetriolini e vino bianco. Sta stilando il bilancio di entrate e uscite della fiera appena conclusa e come prevedibile l’evento si è risolto in una sensibile perdita per l’azienda per la quale ha gestito lo stand. Del resto era prevedibile, mentre sicuramente la Fiera del Libro in programma per settembre si annuncia già come un trionfo. Ma i suoi clienti avevano voluto comunque partecipare, pur non aspettandosi granché: “Dobbiamo puntare alla conquista dei mercati esteri”, avevano spiegato a Landau. “Con la glasnost, adesso, l’Unione Sovietica è una sorta di terra promessa anche per discografici e affini. E noi intendiamo arrivare per primi. Altrimenti ci sarà chi ci frega”. Contenti loro, contenti tutti, pensa amaramente Landau mentre mette a posto lo stand. Certo, a quest’ora invece di essere a Mosca preferirebbe essere a Brighton con la sua amichetta Lydia, in quel “grazioso alberghetto che era l’ideale per portarci le amichette”. Niki è sfrontato e tracagnotto, un mercante nato dalla faccia tosta di origini polacche che indossa abiti sgargianti e ammira incondizionatamente la Gran Bretagna. Mentre è chino sullo stand, nota una ragazza russa con un abito azzurro che ronza lì intorno e ogni tanto guarda verso di lui. L’uomo però non è attratto come al solito dalla possibilità di una conquista: “Meglio evitare guai”, si ripete continuando a fare i conti chino sul tavolo. La ragazza però si avvicina e gli chiede se è lui il rappresentante della casa editrice Abercrombie & Blair, mister Barley. Quando lui spiega alla graziosa ragazza che non si tratta di lui e che Barley – pur avendo prenotato uno stand – non si è presentato alla Fiera, lei presa dallo sconforto chiede a Landau se può allora aiutarla lui. Anzi, lo prega di aiutarla. Vedendola tremare, l’uomo abbandona ogni cautela e acconsente. La ragazza porta con sé il manoscritto di un romanzo scritto da un suo amico che “contiene un messaggio di estrema importanza per l’intera umanità”. Nonostante la glasnost il romanzo non è pubblicabile in URSS e mister Barley a quanto sostiene la ragazza si è impegnato a pubblicarlo in Inghilterra “con molta discrezione”. Landau quindi dovrebbe prendere in consegna il manoscritto e portarlo con sé a Londra e consegnarlo a mister Barley in persona. La ragazza sussurra: “È pericoloso, per te” e Landau capisce di essere appena entrato in un gioco molto più grande di lui…

Il Segretario Generale del PCUS Michail Sergeevič Gorbačëv ha annunciato da soli quattro anni la profonda (e, come si scoprirà in seguito, letale) riforma del sistema economico, sociale e politico dell’Unione Sovietica che va sotto il nome di “perestrojka” quando John Le Carré - uno dei massimi esponenti della narrativa di spionaggio al mondo ed egli stesso ex agente segreto del Secret Intelligence Service – pubblica un instant thriller ambientato nell’URSS in quei tempi convulsi, di profondo cambiamento. Vi si immagina che un fisico sovietico impegnato in progetti militari di altissimo livello decida di tradire il suo Paese e rivelare segreti della massima importanza all’Occidente. Lo scienziato per puro caso – durante una notte di sbronze in una dacia – incontra un eccentrico editore britannico un po’ fanfarone, mister Barley, e istintivamente decide che affiderà proprio a lui il suo dossier segreto, che rocambolescamente arriva in Gran Bretagna dove Barley, con molta riluttanza, accetta un incarico dall’intelligence britannica e dalla CIA per trattare con i russi. Tornato a Mosca, si innamora perdutamente di Katya, giovane ex amante e ora amica fidata del fisico traditore. Il protagonista del romanzo è tutt’altro che eroico, ama il whisky, il jazz e le donne molto più del suo Paese, è cinico e disilluso ma è proprio a lui e alla tormentata Katya che sarà affidato il segreto che può significare la pace in Europa o lo scoppio di una guerra devastante. Il punto forte del romanzo? Le Carré ci regala una visione molto realistica dello stile di lavoro e delle tecniche dei servizi segreti americani e britannici negli anni Ottanta, per nulla fiduciosi sul disgelo e pronti a un conflitto armato contro l’URSS considerato imminente. Il punto debole? Lo stile, malgrado l’esperienza e il talento dell’autore. Immaginate l’attore David Niven con indosso un impeccabile completo in tweed seduto in poltrona davanti al camino che legge – con accento british e facendo commenti arguti sulle varie situazioni del romanzo – una avvincente spy-story ambientata (e scritta) nel convulso periodo del tramonto della Guerra Fredda ed avrete un’idea della sensazione che si ha leggendo La Casa Russia (The Russia House è come veniva abitualmente chiamata dagli addetti ai lavori la divisione dei servizi segreti britannici che si occupava di URSS). Troppa metaletteratura e troppa ironia, che se da un lato rendono questo romanzo molto originale sia nell’ambito del genere Spionaggio/Thriller sia all’interno della bibliografia di Le Carré, dall’altra però finiscono per disinnescare il meccanismo narrativo, per alleggerire troppo l’atmosfera, per inibire la secrezione di adrenalina. Nel 1990 Fred Schepisi ha tratto dal romanzo un film di grandissimo successo puntando tutto sulla storia d’amore tra i protagonisti, interpretati da Sean Connery e Michelle Pfeiffer.