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La castagna matta

La castagna matta

Alberto è tornato da Anna. I loro incontri sono sempre di notte. Mentre lei dorme, lui si siede ai piedi del letto e la guarda parlare nel sonno. Ieri ha provato a distendersi accanto a lei, e da allora il suo unico pensiero è ritrovare quel calore che ha sentito quando le loro spalle si sono toccate. Alberto è un albero. Un olmo, per la precisione. Le piace quella ragazza un po’ goffa e che porta sempre nella tasca del cappotto una castagna. Non un frutto di castagno ma di ippocastano. Da quando, anni prima, un uomo gli ha raccontato che gli olmi sono gli alberi preferiti da Morfeo e che possono andare a trovare gli uomini che desiderano confidarsi durante il sonno, Alberto ha preso l’abitudine ogni notte di lasciare le sue sembianze “legnose” per assumere quelle umane. È fortunato perché capisce subito chi ha bisogno di parlare: basta che osservi attentamente le persone che si fermano sotto la pensilina ai suoi piedi, in attesa dal bus numero 9. E quella mattina è successa una cosa davvero strana: delle undici persone ferme ad attendere l’autobus, nessuno ha fatto cenno all’autista di fermarsi così il mezzo – dopo un breve rallentamento – ha continuato la sua corsa. Undici storie che Alberto vuole conoscere, compresa quella di Anna…

È un libro di una dolcezza incredibile il romanzo di Mitia Chiarin edito per la prima volta nel 2013 e qui riproposto al pubblico con l’aggiunta di un piccolo racconto in appendice. Il titolo allude al frutto dell’ippocastano, una castagna definita “matta” perché non commestibile dall’uomo ma da questo viene portata in tasca come amuleto contro il raffreddore. Giornalista e cronista del quotidiano “La Nuova Venezia”, Chiarin mette in sequenza una serie di racconti, una serie di vite quotidiane tanto semplici eppure così complesse; ago della bilancia è Alberto, olmo che la notte assume sembianze umane e che va a far visita a queste undici persone con l’intenzione di ascoltarle e offrire loro un possibile conforto. Una “lievità” della natura che si scontra con la pesantezza e talvolta la crudeltà dell’essere umano, tratteggiato attraverso le undici sfaccettature di vite diverse. “La nostra vita è sostanzialmente una vita che va dall’incasinato al crudele. Nascondere questo aspetto della vita sarebbe raccontare una bugia. Come accade per i film horror, che servono non soltanto per spaventare ma anche per farci comprendere che il male può essere anche accanto a noi senza che noi ce ne rendiamo conto. Siamo esseri umani, e questo implica anche il nostro essere crudeli”. È l’empatia a essere la chiave di volta di questi racconti, rappresentata ad Alberto che pur da albero cerca di vestire i panni di quegli essere umani che a prima vista sembrano così complessi. Una complessità che ritrova leggerezza al termine di ogni racconto, condensata nelle riflessioni di Alberto. Un libro che si legge davvero tutto d’un fiato, nella spasmodica ricerca che almeno in uno dei racconti possa esserci una storia affine alla nostra e magari la lettura possa offrirci una nuova chiave interpretativa, un nuovo punto di vista, una nuova riflessione e forse anche una “soluzione”.