Madrid anni Ottanta, quartiere di San Blas. La prima volta che si è innamorata non aveva nemmeno sei anni. Ha visto Efrén che si è buttato dalla finestra di casa dei suoi genitori con una siringa nel braccio e si è schiantato proprio davanti alla sua porta. Efrén era bellissimo ma non è mai arrivato ad essere uomo, un’overdose se l’è portato via e lei, fra le gambe di sua madre guardava quell’angelo caduto con l’unico occhio libero dalla benda. La Parrucca invece è sempre stata vecchia, se ne va in giro truccata con l’ombretto azzurro e le labbra rosse e quel profumo di fiori appassiti. Vive da sola in fondo alla strada negli edifici che facevano parte di un grande progetto franchista, “il Gran San Blas”, un quartiere chiamato anche “quartiere senza madri” poiché i messi comunali che bussavano a quelle porte si trovavano sempre facce di bambini che avrebbero dovuto essere a scuola e i luminari del regime non avevano mai pensato di fornire quelle case di acqua corrente, mercati, negozi e scuole. Un quartiere lasciato a se stesso che presto si era riempito di eroina. La Parrucca aveva favorito il contrabbando. Le fa tenerezza incontrarla per strada e inalare il suo odore, dovrebbe avere paura della vecchia strega ma ne è intenerita ed è da lei che prende spunto per i suoi primi travestitismi. Lei, la bambina sveglia, checca non dichiarata, balbuziente, in carne, con una benda sull’occhio sinistro e degli occhiali un po’ più grandi del dovuto..

L’esordio della Portero è un pugno nello stomaco, un romanzo di formazione diretto e crudo che racconta una società impregnata di pregiudizi che fa difficoltà ad accettare la diversità. Sono pagine dure quella dell’autrice (che scrive di cultura, femminismo e attivismo LGBT con un’attenzione specifica alla realtà delle donne trans per diversi media spagnoli), che accompagnano il lettore nel mondo della protagonista mano a mano che cresce e si accorge di essere nata nel corpo sbagliato. Due i piani di descrizione: il contesto del post-franchismo con l’accento sulla condizione ai margini di una intera classe sociale e il piano emotivo. Il romanzo, che ha forti riferimenti autobiografici, scava nella sofferenza e indaga nella natura senza sovrastrutture. Incontriamo tutta una serie di donne trans: la vecchia Maria la Parrucca, Margherita sempre in vestaglia, Eugenia, Rachel e Paula - giovani prostitute e sullo sfondo Madrid con le sue trasformazioni e la nascita dei primi quartieri gay-friendly. Un romanzo poetico che spingerà a riflettere sulle contraddizioni del mondo in cui si vive provando a capire il dolore che si nasconde dietro alla disforia di genere.