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La Comedia Nova

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Il sommo Dante viene improvvisamente risvegliato dal silente e pacifico limbo oscuro in cui si trova a dormire da circa otto secoli: a sobbarcarsi il delicato compito è nientemeno che Voltaire, che idealmente raccoglie l’eredità di Virgilio, poiché è proprio a lui, padre dell’illuministico e moderno pensiero razionale, che viene affidato l’incarico di fungere, di nuovo, da guida al più grande dei nostri poeti, nuovamente instradato, per volere divino, alla scoperta di tutte le più importanti – e per lui senz’altro straordinarie ed incredibili – trasformazioni, invenzioni, scoperte, sofferenze, decadimenti, conflitti che hanno caratterizzato i quasi ottocento anni trascorsi dalla sua morte sino ad oggi. Stordito dal risveglio ma ancor più dalla magnificenza, o dalla imprevedibilità o dalla assurdità – a volte in negativo – degli spettacoli che via via gli si parano innanzi, Dante attraverserà nuovamente un mondo dell’aldilà che ha cambiato regole: non è più suddiviso in tre regni diversi, né in gironi, e soprattutto ha cambiato le norme vigenti in tema di premi o sanzioni, com’egli scoprirà nel finale della Comedia. Nel viaggio si proporranno quali suoi istruttori artisti quali Vincent Van Gogh, viaggiatori di tante epoche come Colombo, Antonio Pigafetta o Yuri Gagarin, pensatori quali Giordano Bruno o Galileo, scienziati come Einstein o Pasteur, medici come Christian Barnard o Edward Jenner, e infine curatori d’anime come Maria Teresa di Calcutta. Inizialmente il senso complessivo del viaggio gli sfuggirà ed anzi ad alcune delle innovazioni ingeneratesi nel mondo reagirà con violenta ritrosia, come quando Barnard cercherà di curarlo da uno svenimento venendo tacciato, di primo acchito, di stregoneria: ma alla fine dell’itinerario il disegno complessivo gli si svelerà compiutamente…

L’autore si è trovato più volte, e a distanza di molti anni, a porre mano a questa Comedia Nova, dapprima come semplice schema dell’opera, poi scrivendone alcuni canti ma lasciando il poema lungo nel dimenticatoio: immaginiamo perciò che siano mutate più volte anche le scelte su quali personaggi inserire in cotanto progetto, oltre che le scelte strutturali di composizione. Ci sembra di poter condividere i ringraziamenti dell’autore alla sua consorte per aver insistito, perché, al di là delle preferenze personali su chi meritasse (in positivo o in negativo) per importanza storica di venire inserito in un’opera non certo lunga come il poema dantesco originale e dunque dal limitato respiro strutturale, il componimento poetico rinverdisce in modo degno – fatte le debite proporzioni di inventiva e potenza poetica nelle immagini e nei paragoni – i fasti dei canti danteschi attraverso una ricerca encomiabile quanto al lavoro sulla metrica e sui termini aulici duecenteschi, utilizzati spesso e sempre in modo appropriato. Indubbia restando la qualità del libro, se ne auspicherebbe una versione più ampia (e con veste editoriale più consona), tale da consentire di recuperare molti fatti, eventi e personaggi molto significativi per l’evoluzione della storia nell’era moderna, ma che necessariamente si è dovuto lasciar fuori dal racconto per dovere di sintesi, operazione che va considerata in ogni caso mirabile perché è riuscita a dare fluidità alla narrazione poetica senza che essa evidenzi lacune importanti.