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La congiura delle passioni

La congiura delle passioni

1860, domenica dell’Ascensione. In un villaggio in Basilicata vicino al Monte Saraceno, Pietrino (9 anni), quarto e unico figlio maschio del Notaro e di Donna Giuditta, non ha nessuna intenzione di alzarsi per farsi il bagno per poi andare dal barbiere e infine a messa. Ma, ovviamente, non può che ubbidire ai suoi genitori e seguire le regole della casa. Durante la colazione, il Notaro e il prete don Antonio, lo zio di Donna Giuditta, discutono dei recenti avvenimenti e dell’arrivo di Garibaldo in Sicilia, di cui si dà conto ne “Il Giornale del Regno delle Due Sicilie”. Entrambi sono preoccupati per quella che considerano una vera e propria invasione, ma la più angosciata è Donna Giuditta, in quanto il fratello Nicola Maria sta combattendo proprio per il nuovo Re. La situazione pare così tanto grave che, terminata la messa, il Barone, cugino di Donna Giuditta, annuncia di aver costituito la Guardia Nazionale di Monte Saraceno, in difesa del Regno di Francesco II e dell’ordine costituito. Una volta rientrati a casa, Pietrino nota subito qualcosa di strano, in quanto manca tutta la servitù e sua madre e le sue tre sorelle si stanno prendendo cura della casa da sole. All’arrivo di suo zio Nicola Maria, Pietrino capisce come mai tale visita doveva essere nascosta da sguardi indiscreti. Nicola Maria afferma convinto che l’esercito di Garibaldo non è un’accozzaglia di briganti e che il Re Vittorio Emanuele II di Savoia ha già il benestare delle cancellerie europee, mentre il Re Francesco II appare alquanto isolato. Don Antonio, incollerito dall’occupazione già avvenuta delle terre dello Stato Pontificio, maledice il nipote, che decide così di togliere il disturbo ricordando però al Notaro che la storia va avanti e che opporvisi non è una grande idea...

Già dalle prime righe di questo romanzo storico si intuisce come Pietro De Sarlo voglia guidare il lettore verso una visione più ampia del Risorgimento rispetto a quella che si studia sui libri di scuola. Una visione più a tutto tondo, con luci e (soprattutto) tante ombre sugli avvenimenti storici che portarono alla formazione del Regno d’Italia. In particolare, De Sarlo ci fornisce la prospettiva e il punto di vista dei meridionali, molti dei quali vissero l’arrivo dei Savoia e di Garibaldi non certo come una liberazione dai Borbone, quanto piuttosto come una vera e propria invasione, a cui si opposero tenacemente. De Sarlo porta così il lettore a chiedersi: “Ma queste persone erano davvero dei briganti, dei semplici banditi, come si insegna nei libri di scuola, o stavano semplicemente difendendo le loro terre?”. Attraverso le storie dei nobili, della loro servitù e dei cavalieri a servizio di uno o dell’altro esercito (o talvolta di entrambi), De Sarlo fa intuire che la storia dell’Unità d’Italia è stata fin troppo romanzata. Man mano che si scorrono le pagine aumenta quel senso di nostalgia verso un mondo che già si percepisce volto al termine. Sono soprattutto i nobili ad avvertire questa nostalgia, nonostante i loro privilegi verranno comunque garantiti, mentre a pagare il prezzo più caro saranno soprattutto i loro servi e i più poveri, troppo presi dalle battaglie con l’esercito dei Savoia e dalle loro vicissitudini quotidiane per avere il tempo di essere malinconici. Questo senso di nostalgia che avvertono i nobili ricorda a tratti quello che si percepisce leggendo Il Gattopardo. Ma le somiglianze finiscono qui, perché in realtà la trama e le storie dei protagonisti de La congiura delle passioni risultano talvolta banali e prevedibili, tanto che viene da chiedersi se la formula del saggio si sarebbe forse prestata meglio, potendo anche forse dare anche maggior rilievo e valore alle ricerche bibliografiche condotte da De Sarlo.