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La conquista di Parigi

La conquista di Parigi

Una sepoltura solitaria, un rituale cupo e silenzioso rotto solo dal dialogo tra i due soldati. Poche parole, qualche commento pratico e parche espressioni di rammarico per il defunto Dan Hagman, poi accompagnate dalla preghiera del soldato Bee, delicata al punto da provocare le lacrime del rude colonnello Sharpe. Un’altra morte insensata di un brav’uomo e valente combattente, caduto in una guerra insensata voluta da dalla testardaggine di Bonaparte. La disastrosa sconfitta appena subita a Mont-Saint-Jean – Waterloo, su preciso ordine del duca di Wellington, attento ai sottili meccanismi della memoria umana – potrebbe essere finalmente il punto di svolta, il momento per il colonnello Richard Sharpe e il suo battaglione di fucilieri di fare armi e bagagli e tornare a casa, lontani dal sangue, lontani dal dolore. Ma giusto in tempo per finire lo spartano elogio per Dan Hagman, il colonnello Sharpe riceve tramite la persona del capitano Burrell una convocazione presso il duca. Cosa potrebbe mai volere Wellington? Forse Richard Sharpe è nuovamente nei guai – il principe d’Orange ferito sul campo di battaglia in circostanze misteriose da una pallottola inglese nelle mani dei chirurghi potrebbe essere un significativo campanello d’allarme – o l’esercito francese non ne ha avuto ancora abbastanza, specialmente nei ranghi più fedeli a Bonaparte?

Protagonista di una fortunata saga Richard Sharpe è certo un personaggio che lascia il segno e cui le descrizioni da quarti di copertina non rendono pienamente giustizia. Nel brutale contesto delle guerre napoleoniche si muove questo soldato, altrettanto brutale ma sfaccettato, bastardo nato e cresciuto nei bassifondi londinesi assurto a colonnello del corpo dei fucilieri sotto l’ala protettiva – ma severamente critica – del duca di Wellington. Pur parte di una serie, La conquista di Parigi è ricco di riferimenti che, mai peccando di eccessiva esposizione, ricordano al lettore dell’esistenza dei suoi predecessori, ma senza far sentire il lettore in difetto, dato che è un meccanismo narrativo perfettamente funzionante come opera a sé. Il principale punto di forza sono senza dubbio le descrizioni delle scene di azione, vivide, efficaci e supportate dall’eccellente conoscenza dell’autore del periodo storico in cui l’efficace trama di guerra e spionaggio si inserisce, unitamente a personaggi senza pretese ma ben delineati nei loro tratti principali e memorabili. Un giusto equilibrio di realismo storico e lettura disimpegnata, l’ultimo romanzo di Cornwell è una piacevole scoperta per quanti si approcciano la prima volta alla saga di Richard Sharpe, nonché un gradito regalo per quanti già ne apprezzano le avventure.