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La cosa veramente peggiore

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David tiene da sempre, nella sua mente, l’elenco delle “cose veramente peggiori”. Al numero ventidue della lista, per esempio, c’è andare dal dentista, mentre al numero otto c’è il momento in cui il dentista deve procedere all’otturazione di un dente. Al numero uno della lista, poi, c’è ciò che sopra ogni cosa lo spaventa: il nulla, il non appartenere ad alcun luogo e ad alcuna persona, il sapere che quel che sei e quel che fai non interessano nessuno. Il nulla è quanto di peggio possa accadere nella vita e David lo sa molto bene, perché l’ha provato sulla propria pelle. David non ha alcun ricordo relativo a suo padre. L’uomo se ne è andato molto prima che il ragazzino potesse conservarne alcuna immagine. Sa che l’uomo aveva i capelli ricci, ma si tratta in realtà di un’intuizione, maturata dal fatto che lui e sua sorella Lily sono entrambi ricci, mentre la loro madre ha una lunga chioma liscia. Ad essere del tutto sinceri, David ricorda molto poco anche della madre e il ritratto che la sua mente si è costruito è legato a ciò che Lily gli ha detto. Gli ha raccontato di una donna dai lunghi capelli lisci, appunto, e da un corpo morbido, piacevole da abbracciare. David non ricorda di aver mai abbracciato la madre, tutto ciò che affiora alla sua mente sono le urla della donna, anche se ora, a distanza di qualche tempo, non è del tutto certo si trattasse di grida umane: forse erano le cornacchie, che avevano fatto il nido nel camino di casa, a starnazzare. Quella di cui David ha un’immagine molto nitida, invece, è la signora che è venuta a prenderli. E poi ci sono le famiglie arrivate per l’adozione. David ne ha contate almeno sei, una per ciascuno degli anni in cui lui e Lily sono stati allontanati da casa. Ogni volta che una coppia si presenta e dice loro che da quel momento vivranno tutti insieme come una vera famiglia, David un po’ ci crede; ma ogni volta, immancabilmente, i due nuovi genitori cambiano idea e li riportano indietro. Il motivo è colpa sua: Lily gli ha più volte detto che le adozioni non vanno a buon fine perché lui è ritardato. Ha sei anni, ma si comporta come un bambino molto più piccolo: bagna il letto e a scuola non impara nulla. Quindi è solo una grande seccatura. A volte, a dire il vero, la causa della mancata adozione dovrebbe essere attribuita a Lily, che di anni ne ha quattro più del fratello ed è un po’ ribelle: chiacchiera troppo, ha il vizio di rubare cose agli altri bambini e, ultimamente, scappa, anche quando non ne avrebbe alcun motivo…

Torey Hayden, americana da tempo trasferita in Scozia insieme alla famiglia, è celebre in tutto il mondo per la sua esperienza di insegnante presso le scuole speciali, quelle per bambini con evidenti difficoltà emotive, ed è diventata una specialista nell’ambito della psicopatologia infantile. I suoi libri – in genere nati dai racconti dei casi reali in cui si è imbattuta nel corso dell’attività lavorativa – sono stati tradotti in diverse lingue e hanno venduto milioni di copie. In questo caso, la storia di David e Lily non nasce da una esperienza sul campo, ma è completamente frutto della fantasia dell’autrice, pur non discostandosi, in realtà, dalle tematiche che da sempre Hayden affronta. David e Lily sono in cerca di una famiglia affidataria che si occupi di loro da quando il maschietto ha quattro anni. Con il tempo Lily, a causa delle sue continue fughe, viene inserita in un orfanotrofio, mentre il fratello trova finalmente una sistemazione presso Granny, un’anziana signora che gli offre una casa piuttosto datata ma accogliente, proprio come è lei. David ha evidenti problemi di balbuzie, è spesso bersaglio di scherzi da parte dei compagni della classe nella quale è stato inserito – ad anno scolastico già iniziato – e fatica ad ambientarsi alla nuova situazione in cui deve muoversi. Quando però scopre, nella radura vicino a casa, un gufo che ha costruito proprio lì vicino il suo nido, le cose cominciano a cambiare anche per lui. Il furto di un uovo segna la rinascita per David, che impara a fidarsi del nuovo ambiente, interagisce con Granny e riesce a coltivare nuove amicizie, prima tra tutte quella con Mab, intelligentissima e dolce compagna di classe. Una nuova opportunità per una giovane anima, segnata dal dolore e dall’indifferenza di un mondo adulto, troppo spesso figlio della superficialità. David comprenderà che la vita è in grado di sorprendere anche uno come lui, apparentemente segnato da un destino avverso e da una quotidianità perennemente in salita. Un romanzo che, come è nella tradizione dell’autrice, affonda la penna nella situazione dei disagi infantili e nelle difficoltà, per questi ragazzini indifesi e spesso abbandonati a se stessi, a ritagliare il proprio posto nel mondo. In particolare, Hayden affronta, con stile semplice e asciutto, capace di arrivare fin da subito al cuore del problema, il tema degli affidi negli Stati Uniti, incluse le difficoltà e i paradossi che questa pratica comporta. Una scrittura diretta e semplice, una storia breve ma intensa, che scorre senza salti temporali e apre alla speranza.