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La coscienza delle parole

La coscienza delle parole

Le pagine dei libri sono piste annerite da inchiostro che troppo spesso rischia di scorrere con impeto inconsapevole o indifferente degli effetti che produce nel lettore. La coscienza delle parole è dunque l’assunzione di una responsabilità da parte di chi scrive, la misura di un dosaggio e di una curatela che si rende necessaria per fare in modo che la sete di comunicazione renda conto all’onestà. Elias Canetti assume a tale compito con rilevanza e serietà. Anzi si fa quasi sacerdote di tale liturgia intellettuale sia quando si addentra nelle vicende umane e artistiche di giganti della letteratura del calibro di Tolstoj e di Kafka, sia quando discende nelle viscere della storia. Perché consapevole che le parole debbano dare conto di tutto ciò che possa risultare funzionale alla possibilità di comprendere e restituire con lealtà intellettuale la necessità di conoscenza che da sempre alberga in ogni uomo e in ogni tempo: “Ed è a questo punto che interviene la missione del poeta e dello scrittore, missione di una conoscenza che tende a cogliere la totalità ponendosi al di sopra di ogni condizionamento empirico o sociale; per lo scrittore non ha alcuna importanza che l’uomo viva in un’epoca feudale, borghese o proletaria, essendo il compito della poesia solamente l’assolutezza del conoscere”. Persuaso che la sfera privata e quella pubblica non possano restare scisse, soprattutto in un tempo che egli avverte ormai prossimo ad un tragico epilogo, la sua lente d’osservazione non può fare a meno di soffermarsi perfino su Hitler e sul bombardamento di Hiroshima. In pagine che non suonano stonate in questo mirabile concerto di saggi...

Dalla trincea di fogli e libri che si addensano sulla mia scrivania è riemerso il presente volume di Elias Canetti, costituito da una composita raccolta di saggi che l’autore scrisse tra il 1962 e il 1974. Riuniti in ordine cronologico essi spaziano da Kafka a Confucio, da Büchner a Tolstoj, da Karl Kraus ad Hitler, da catastrofi terrificanti come il bombardamento atomico di Hiroshima a considerazioni letterarie circa la stesura dei diari o la genesi di un romanzo. Gli scritti, che hanno ovviamente diverso orientamento e diversa ispirazione, nondimeno restituiscono assai bene l’acume analitico, la sottigliezza di giudizio e talvolta perfino la vena poetica della scrittura del grande autore nato in Bulgaria ma di lingua tedesca. E consentono di cogliere in tutta la sua interezza la straordinaria umanità della persona. I pezzi da lui dedicati ai grandi scrittori presi in esame risultano di un raro spessore critico arguto e illuminante, ma anche di una capacità descrittiva talmente ammaliante da sedurre ogni genere di lettore. Invece negli altri saggi di argomento storico e sociale egli aggiunge un tassello assai originale al grande mosaico intellettuale e politico del secolo scorso, fondendo la cadenza affabile dei ricordi con una lucida meditazione degli eventi di cui è stato testimone. L’insieme dell’opera torna a far vivere personalità di spicco e figure leggendarie della nostra cultura più recente, eventi del nostro recente passato come se li percepissimo per la prima volta. Ripercorrerli o leggerli per la prima volta, darà al lettore la felice sensazione di trovarsi direttamente nel suo laboratorio, in un universo che si dilata in mille direzioni. Questo libro può essere gustato dunque come un viaggio entusiasmante, che rivela la forza indomita di uno degli intellettuali più emblematici del Novecento, di un sapiente umanista dotato di un’ottima capacità di osservare le persone e la realtà con l’occhio ossessivamente preciso e mai moralistico, che è proprio della buona saggistica. Un vero capolavoro da leggere e collezionare.