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La costellazione del pesce

La costellazione del pesce

L’investigatrice privata Carla Berio rientra nel suo appartamento e il rumore della porta blindata la rassicura. Appoggia le chiavi in uno svuotatasche acquistato durante il viaggio di nozze alle Maldive e pensa alla vacanza imminente in Costa Rica con il marito Marco e il figlio Gabriele, organizzata per festeggiare i suoi quarant’anni. Osserva le proprie unghie curate e riflette sulla cena da preparare prima di andare a prendere il bambino all’asilo: orate fresche con carote saltate, il piatto preferito del figlio. Una telefonata di lavoro interrompe i suoi pensieri. A contattarla è Fabrizio Galli, un imprenditore toscano che le chiede aiuto: è scomparso un dipendente della sua azienda durante una missione all’estero. Carla comprende subito, dal tono dell’uomo, che la vicenda nasconde qualcosa di poco limpido. Galli le spiega che il dipendente è sparito da due giorni insieme ad alcune “risorse” aziendali e che vorrebbero ritrovarlo senza coinvolgere le autorità diplomatiche. Carla intuisce che si tratta probabilmente di denaro o materiale compromettente e nota anche la diffidenza dell’uomo nei confronti di una investigatrice donna. Galli spiega che il dipendente è scomparso in Algeria, durante una partnership commerciale con una ditta della periferia di Algeri; rivela che la Galli Group produce macchinari industriali per il cioccolato e cerca di conquistare la simpatia di Carla offrendole del cioccolato per il figlio, ma Carla mantiene un atteggiamento professionale, mentre, attraverso un secondo cellulare, verifica rapidamente il saldo del proprio conto corrente e comprende di avere assolutamente bisogno di quel lavoro ben pagato. Chiede quindi all’uomo di procurarle in tempi rapidissimi un visto e gli spiega che il giorno successivo dovrà visitare l’azienda e la casa dello scomparso, prima di partire per la ricerca. Conclusa la telefonata, contatta la sua amica Mari e le chiede aiuto per prenotare un volo Roma-Algeri…

Valentina Fornelli – traduttrice e copywriter – firma un esordio che attraversa il noir, il romanzo investigativo e la spy story senza mai restare prigioniero delle regole di alcuno dei generi. Il risultato è un libro davvero interessante, capace di alternare inseguimenti, corruzione internazionale e riflessioni linguistiche con naturalezza. Al centro della storia c’è Carla Berio, investigatrice privata specializzata in incarichi all’estero. È una protagonista fuori dagli schemi: poliglotta, ironica, economicamente sotto pressione, madre di un bambino piccolo e moglie di un uomo che fatica a comprendere il suo bisogno di movimento e autonomia. Carla è una donna concreta, piena di contraddizioni e fragilità. Proprio questa dimensione profondamente umana la rende memorabile. Accetta una missione in Algeria per rintracciare Alfredo Mancini, dipendente di un’azienda italiana sparito nel nulla insieme a una somma ingente di denaro, pur intuendo fin dall’inizio che dietro la vicenda si muovono interessi opachi e molto più grandi di quanto le venga raccontato. L’indagine è il motore della trama, ma il romanzo trova la propria forza soprattutto in ciò che costruisce intorno al mistero. Fornelli utilizza la struttura del thriller come una porta d’accesso a questioni più ampie: il neocolonialismo economico, i rapporti squilibrati tra Europa e Nord Africa, il potere industriale, la corruzione, il privilegio occidentale. Nulla, però, assume mai il tono della lezione ideologica. Tutto passa attraverso l’esperienza diretta della protagonista e il suo sguardo lucido e spesso disincantato sul mondo. L’Algeria è una presenza viva nella vicenda. I quartieri popolari, la Casbah, le ville protette da muri e bouganville, il deserto, i locali notturni, le tensioni sociali e le ferite lasciate dalla colonizzazione francese compongono un paesaggio narrativo vibrante. Si percepisce chiaramente che l’autrice conosce i luoghi, le lingue e i riferimenti culturali che racconta, e questa competenza restituisce autenticità all’intera narrazione. Accanto a Carla si muove Youcef Belkacem, investigatore locale che diventa guida, alleato e controcampo culturale. Il loro rapporto evita molti stereotipi del noir internazionale, non si regge sulla tensione sentimentale facile, ma su un confronto continuo tra visioni del mondo diverse, diffidenze reciproche e complicità crescente. Attraverso di lui il romanzo approfondisce ulteriormente il volto contemporaneo dell’Algeria, oscillante tra memoria storica, sopravvivenza quotidiana e desiderio di emancipazione. Carla è ossessionata dall’etimologia, dalle radici comuni delle parole, dalle trasformazioni linguistiche che attraversano secoli e continenti. Nel corso del romanzo compaiono brevi riflessioni sull’origine di alcuni termini e questi inserti non interrompono mai davvero il ritmo, ma diventano una chiave di lettura dell’intera storia. Le parole sono memoria, migrazione, conflitto, identità. Fornelli riesce a trasformare la linguistica in materia narrativa, senza ostentazione accademica e senza perdere accessibilità. Se si vuole individuare un elemento meno sviluppato, riguarda forse la dimensione familiare della protagonista. Nelle prime pagine il rapporto con il marito Marco e con il figlio Gabriele viene tratteggiato con attenzione, lasciando intuire tensioni profonde tra libertà personale, maternità e vita domestica. Una volta iniziata la missione algerina, però, questa linea narrativa resta più sullo sfondo, riaffiorando soltanto in alcuni pensieri o telefonate. È una scelta comprensibile, vista la natura del romanzo, ma lascia la sensazione che quel conflitto avrebbe potuto avere un peso ancora maggiore nell’economia emotiva della storia. Nel complesso si tratta di un debutto maturo, un noir politico ma sempre narrativo e una storia avventurosa che non rinuncia alla riflessione. Valentina Fornelli porta nel genere una sensibilità nuova, capace di unire tensione, ironia, consapevolezza storica e amore per le parole.