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La creatrice di volti

La creatrice di volti

Anne è china sul catino. Le sue mani sono immerse nell’acqua salata per ripescare la camicia sporca sul fondo. Poi strofina con vigore la stoffa contro l’asse del bucato e lotta contro quella macchia d’inchiostro che non ne vuole proprio sapere di schiarirsi. D’altra parte, non può permettersi di rovinarla, quella camicia. Prende un pezzetto di sapone e lo fa sciogliere tra le dita, che ormai sono intirizzite, e, mentre maledice la sua disattenzione e la resistenza dell’inchiostro, si accorge di non avere più alcuna sensibilità ai polpastrelli. Le sue mani sono gonfie per l’umidità e piene di cicatrici sul dorso. Continua a chiedersi come potrà spiegare alla nonna di aver rovinato la camicia, mentre realizza che si è fatto tardi e decide che di quell’indumento se ne occuperà più tardi. Rientrata in casa, si reca in camera e apre il cassetto del comò. Trovato quel che cercava, si dirige verso la stalla, dove riposa un mulo. Anne afferra la sella appesa a un chiodo e la fissa all’animale, che poi guida lungo la via innevata, tirandolo per le briglie. Il vicino di casa, il signor DuPont - due guance rubizze forse a causa della sbornia del giorno precedente - si affaccia sul cortile e le chiede dove sia diretta. Anne vuole raggiungere il corriere che consegna le missive dal fronte. Simon DuPont ha scritto una volta sola al padre, che si rifiuta di recarsi a quell’ora del mattino a St. Gilbert solo per scoprire, una volta ancora, che non c’è nulla per lui. Anne ripensa a Simon e alle corse che hanno fatto insieme, anni prima, su quel cortiletto. Il suo compagno di giochi è al fronte ora, così come Eugène e Marcel, i suoi due fratelli. Da troppo tempo non danno loro notizie ed è proprio nella speranza di poter leggere presto le loro parole che Anne ha sfidato a quest’ora la neve e il freddo...

Va subito detto che l’autrice di questo romanzo - ambientato nel terribile periodo in cui l’Italia è funestata dagli orrori della Prima guerra mondiale - è nata nel 2005 e frequenta il liceo classico. Valeria Lanza non ha ancora diciotto anni e, se ciò non fosse sufficiente a stupire il lettore, va aggiunto che la ragazza si è classificata terza al Concorso di poesia organizzato dalla BCC di Alzate Brianza nel 2019 e ha partecipato alla settima edizione del Premio Internazionale di Letteratura Città di Como con un romanzo intitolato La danza della pioggia, entrando nella lista dei venti selezionati nella sezione ragazzi. Una serie di biglietti da visita di tutto rispetto, quindi, che trovano una sorta di compiutezza in questo romanzo, in cui la Lanza mostra tutta la sua abilità nel raccontare un’epoca ben lontana dalla sua quotidianità, rendendola pulsante, viva e autentica. Particolarmente dotata, Anne mostra la sua abilità soprattutto nella scultura e finirà per aprire uno studio in cui realizza maschere facciali, per ricreare i volti dei veterani che sono tornati dal fronte È con il volto completamente sfigurati. È quanto è accaduto, per esempio, a Simon DuPont che, rientrato con il viso devastato dai segni della guerra, è caduto nel baratro della depressione e ha messo fine alla sua vita con un gesto che Anne si preoccupa di tenere nascosto, depistando le indagini condotte per accertarsi della causa che ha portato il giovane alla morte. E sono ancora morte e desolazione le sensazioni che Anne è chiamata ad affrontare quando uno dei fratelli, disertore, viene fatto prigioniero dal nemico e l’altro viene giustiziato al suo posto. I legami familiari intensi, le amicizie solide, l’amore profondo che non vacilla sono i temi che la Lanza affronta in una storia che cattura il lettore fin dalla prima pagina. I luoghi teatro della vicenda sono raccontati con una precisione degna di nota, capace di catapultare il lettore in una realtà fatta di sofferenza e sacrificio, una realtà in cui il coraggio è lo strumento più potente su cui contare e il desiderio di vendetta deve vedersela con quella pietas che può manifestarsi anche in situazioni d’emergenza. Una lettura intensa, resa ancora più preziosa dalla giovane età della protagonista, della quale si spera di leggere presto qualcosa di nuovo.