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La cultura birraria nelle antiche civiltà

La cultura birraria nelle antiche civiltà

La birra accompagna l’uomo da oltre 8.000 anni. Le testimonianze storiche che riguardano la produzione e il consumo di bevande fermentate nelle antiche civiltà sono arrivate fino ai giorni nostri grazie alle tante scoperte archeologiche. Tra i più importanti ritrovamenti troviamo il sigillo rinvenuto a Tepe Gawra (nord Iraq), che risale all’epoca Mesopotamica. Sul sigillo sono raffigurati due uomini che bevono da una grossa giara, attraverso l’utilizzo di una cannuccia. La raffigurazione è molto significativa; ci aiuta a comprendere quanto questi popoli associavano a questa bevanda un potere socializzante, indispensabile per la realizzazione di una società. Forse il “peccato originale” della birra e la sua costante sottovalutazione nei confronti del vino sta proprio nella sua principale virtù, ossia il suo valore di condivisione, il suo carattere “orizzontale” e aristotelico rispetto alla natura “verticale” e platonica del vino. “Il vino viene associato concettualmente da sempre a un moto ascensionale e verticale di superamento dei confini dell’esperienza del quotidiano, nel tentativo di attingere verità superiori, misteri divini. La birra invece è collegata a un moto orizzontale, di esplorazione dello spazio vitale e comunicazione alla pari con i propri simili, nello sforzo quotidiano di costruire una societas, una civiltà”...

Simonmattia Riva collabora regolarmente con le più importanti riviste del settore birrario, nel 2015 ha vinto il campionato mondiale dei Biersommelier Doemens, è giudice nei principali concorsi di birra internazionali e inoltre è titolare del pub Beer Garage di Bergamo. La cultura birraria nelle antiche civiltà fa compiere un viaggio al lettore nel tempo e nello spazio nelle società umane del passato. Il percorso non può che iniziare dai Sumeri per poi proseguire con l’Egitto, attraversa il popolo Ebreo e giunge fino in Grecia. Una breve pausa e si riparte alla scoperta dei popoli Sciiti, Celti, Nubiani ed Etiopi, i Romani e infine i Germani. Riva, con gli strumenti di diversi saperi, cerca di trovare una risposta alla domanda: “Perché lo spumoso nettare di malto e luppolo esibisce un potere socializzante che nessun’altra bevanda pare possa eguagliare?”. I nove capitoli del testo, ricchi di storia, aneddoti e curiosità, fanno ben comprendere quanto la birra in queste antiche civiltà fosse considerata un bene primario sacro e fosse perfettamente integrata non soltanto nella quotidianità degli uomini e delle donne del tempo ma anche incardinata negli aspetti culturali, economici, sociali e politici: inoltre parrebbe che le relazioni umane — e in particolare modo il rapporto uomo donna — nelle società brassicole si esprimessero in modo più paritario. Nelle conclusioni del libro, Riva afferma: “molto è ancora da indagare e scoprire sul millenario legame tra umanità e birra in tutte le sue sfaccettature”: ci auguriamo che questa prima opera dell’autore sia soltanto l’inizio di un lungo viaggio alla scoperta delle abitudini “alcoliche” dei popoli del passato.